Jun 26

Fusioni e acquisizioni: istruzioni per l’uso

di Vincenzo Perrone
UNIVERSITÀ BOCCONI

Gli analisti, e insieme a loro i mercati, hanno imparato nel modo più duro, ovvero a proprie spese, che le operazioni di M&A comportano un rischio elevato di insuccesso e spesso bruciano molto più valore di quanto ne riescano a generare. Come è possibile ovviare a ciò? Questo numero speciale di Ticonzero, rendendo disponibili una serie di ricerche e contributi di practitioner e di accademici, vuole costituire un utile momento di analisi e riflessione sui fattori organizzativi che possono migliorare il grado di efficacia dei processi di M&A, al fine di generare valore e produrre vantaggio competitivo sostenibile nel tempo.

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Jun 26

Il sogno di una leadership tra filosofia e management: verso la strada del cambiamento

di Annarita Borrelli

“Nei tempi antichi gli uomini si vendevano al demonio in cambio di qualche potere magico. Oggi questi poteri li traggono dalla scienza… Alessandro Magno e Giulio Cesare, con le loro battaglie, alterarono tutto il corso della storia. Senza il primo i Vangeli non sarebbero stati scritti in greco ed il cristianesimo non sarebbe stato predicato per tutto l’impero romano; senza il secondo i francesi non parlerebbero una lingua derivata dal latino e forse non sarebbe esistita neppure la Chiesa Cattolica…” da “Il Potere” di Bertrand Russell.

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May 26

Mantenere snelli gli organici aziendali: la fatica del rightsizing per un gioco d’attacco

di Roberto Piana
GRUPPO BANCA PROFILO

Perchè si ricorre al downsizing come “terapia” di snellimento degli organici, anzichè piuttosto intervenire preventivamente sull’adeguatezza della forza lavoro in modo che sia in grado di reagire agilmente alle minori o maggiori occorrenze occupazionali nelle varie fasi economiche? E perché magari non passare da un atteggiamento difensivo ad azioni “d’attacco” per gestire proattivamente ed in modo innovativo il rightsizing?

In una precedente trattazione1 si è discusso di quali fasi costituiscano l’iter negoziale per risolvere individualmente il rapporto di lavoro, individuando almeno due elementi assolutamente decisivi affinché il downsizing sia efficace: una adeguata programmazione della tempistica di attuazione, ed un intelligente utilizzo “proattivo” nelle fasi di mercato favorevoli.
Ma perchè si ricorre al downsizing come “terapia” di snellimento degli organici, anzichè piuttosto intervenire preventivamente sull’adeguatezza della forza lavoro in modo che sia in grado di reagire agilmente alle minori o maggiori occorrenze occupazionali nelle varie fasi economiche?

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May 26

Ispirare la creatività: nella tua azienda ci sono spazi creativi?

di Giovanni Lucarelli
UNIVERSITÀ POLITECNICA DELLE MARCHE

La disposizione fisica dell’ambiente di lavoro può condizionare positivamente i processi creativi? In che misura una progettazione innovativa di workplaces contribuisce a valorizzare il capitale intellettuale, a stimolare l’immaginazione, ad agevolare la creatività organizzativa?
Un numero sempre maggiore di aziende, negli ultimi anni, sta dedicando una particolare attenzione alla progettazione degli ambienti di lavoro; diversi studi hanno confermato, infatti, che la motivazione, la soddisfazione, la produttività e la creatività non sono indifferenti al contesto fisico in cui si lavora.
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May 26

La scelta tra mercato e gerarchia: il ruolo delle ICT

Cecilia Rossignoli
UNIVERSITÀ DI VERONA

Lapo Mola
UNIVERSITÀ DI VERONA

Antonio Cordella
LSE – LONDON SCHOOL OF ECONOMICS

Da oltre venti anni gli studiosi impegnati nel campo dei sistemi informativi studiano il legame tra l’evoluzione delle forme organizzative e ICT. Un esempio di questo legame è rappresentato dall’emergere in molti settori dell’economia di forme organizzative reticolari (Castells, 2000).

Seguendo questo filone di ricerca, nel presente articolo si discutono gli effetti delle ICT sulle forme di coordinamento di network.

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May 26

Incentivi, somministrare con cautela

Natalia Montinari
UNIVERSITÁ DEGLI STUDI DI PADOVA

Marco Piovesan
UNIVERSITY OF COPENHAGEN

La teoria economica ha dimostrato l’efficacia dell’utilizzo degli incentivi sia per accrescere la produttività sia per allineare gli interessi dei lavoratori con quelli del datore di lavoro. Nel mondo reale però si osserva che gli incentivi monetari vengono impiegati meno del previsto. Questo articolo spiega come tale moderazione sia dovuta a fattori che possono essere complementari o sostituti rispetto all’incentivazione monetaria. Focalizzando la nostra attenzione sul lavoro di team, mostriamo come un datore di lavoro possa risparmiare risorse disegnando corretti incentivi.

Introduzione
Gli incentivi costituiscono uno dei principali oggetti di studio dell’economia. Gli economisti ritengono che ogni individuo possa essere motivato a compiere una qualsiasi azione se sottoposto ai giusti incentivi. Ci sono, tuttavia, molti casi in cui gli incentivi non sono stati in grado di assicurare i risultati attesi, producendo, paradossalmente, comportamenti opposti a quelli desiderati. Ecco due esempi. Ad Hanoi, durante il periodo coloniale francese, con l’obiettivo di sterminare i topi venne fissata una ricompensa monetaria per ogni topo consegnato; la conseguenza fu che si diffusero veri e propri allevamenti di topi. In Cina poi, nel diciannovesimo secolo, i paleontologi davano una ricompensa per ogni frammento di osso di dinosauro consegnato. Scoprirono solo più tardi che, per massimizzare la ricompensa, gli ossi grandi venivano spezzati. Gli incentivi quindi non funzionano? Tutt’altro! Questi esempi dimostrano che gli incentivi incidono sul comportamento delle persone ma che bisogna usarli con cautela se si vogliono evitare effetti indesiderati e controproduttivi rispetto agli obiettivi per cui sono designati.

Lo scopo di questo breve articolo é studiare quando e come sia possibile moderare l’uso di incentivi. Concentreremo la nostra analisi su forme di incentivi di team. Negli ultimi anni la percentuale di lavoro di gruppo è aumentata considerevolmente. Si ritiene che almeno l’80% delle aziende americane usino i team in alcuni dei loro processi produttivi e la rivista Fortune ha stimato che la metá delle piú grandi imprese degli Stati Uniti sta sperimentando nuove forme organizzative basate sui team. I team, infatti, sono sempre più diffusi per ridisegnare strutture organizzative al fine di aumentarne la produttività, migliorarne la flessibilità e accrescere sia il coinvolgimento sia il reciproco apprendimento tra lavoratori. Riteniamo, quindi, che capire l’interazione tra incentivi e team sia essenziale. Incentivare un team é assai complicato: allineare gli incentivi di un gruppo di lavoratori rappresenta, sotto un certo aspetto, la “raison d’être” di un’impresa. Ciò implica affrontare problemi di free-riding e, allo stesso tempo, dover favorire la cooperazione tra i lavoratori. Le evidenze empiriche sull’incidenza del free-riding nei team sono moltissime. Gaynor e Pauly (1990), ad esempio, dimostrano come i medici che lavorano in team abbiano una produttività minore all’aumentare della dimensione del team. Gilson e Monookin (1985), invece, studiano le società legali e mostrano come i compensi individuali sono meno che proporzionali rispetto al contributo ai profitti di ogni avvocato. Una possibile soluzione al problema del free-riding consiste nell’utilizzare incentivi individuali che leghino i salari alla produttivitá del singolo. Questo tipo di incentivi, tuttavia, potrebbe incoraggiare comportamenti egoistici o addirittura di sabotaggio reciproco. Le evidenze che supportano queste situazioni sono numerosissime, ad esempio, nella letteratura sui cd. Contratti torneo.

In sintesi, ogni incentivo é come un medicinale: va usato correttamente per assicurare l’efficacia e ridurre gli effetti indesiderati. Quanto segue vuole rappresentare un utile “foglietto illustrativo” per la gestione di incentivi in team.

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May 19

Workaholism: quando il lavoro diventa una “droga”

La considerazione del workaholism come patologia è piuttosto recente, e ancora oggi incontra diverse resistenze a livello di riconoscimento ufficiale. Questo dipende dal fatto che nelle attuali società il lavoro è un valore fondamentale, considerato connaturato all’uomo, il mezzo lecito per guadagnarsi da vivere ed eventualmente arricchirsi. Esiste poi una “etica del lavoro” di origine calvinista che con l’industrializzazione e l’urbanizzazione si è affermata sempre più in tutte le classi sociali, inizialmente come mezzo per migliorare la propria condizione o mantenere lo status acquisito, più recentemente come parametro di approvazione sociale e come strumento di auto-realizzazione. Un’ulteriore resistenza deriva dall’aspetto di creatività insito nell’attività lavorativa, alla difficoltà di disgiungere aspetti strumentali ed espressivi, di fatica e di soddisfazione, di ergon (realizzazione con sforzo) e di poiesis (realizzazione spontanea), alla non facile categorizzazione del lavoro portato avanti con passione, come accade in particolare per attività artistiche o di ricerca.

E’ in ogni caso indubbio che gli aspetti del lavoro prevalenti nella società occidentale post-moderna siano quelli di emancipazione e realizzazione individuale, di valutazione sociale e di identità personale: quando però questa identità lavorativa si impone sull’identità personale, assistiamo all’emergere di fenomeni disfunzionali quali la figura dell’individuo “lavoro-dipendente” o workaholist: è il lavoratore non-stop, che incentra la vita sul lavoro, perdendo di vista tutto ciò che è divertimento, affetto, passioni.

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