Jun 26

Il sogno di una leadership tra filosofia e management: verso la strada del cambiamento

di Annarita Borrelli

“Nei tempi antichi gli uomini si vendevano al demonio in cambio di qualche potere magico. Oggi questi poteri li traggono dalla scienza… Alessandro Magno e Giulio Cesare, con le loro battaglie, alterarono tutto il corso della storia. Senza il primo i Vangeli non sarebbero stati scritti in greco ed il cristianesimo non sarebbe stato predicato per tutto l’impero romano; senza il secondo i francesi non parlerebbero una lingua derivata dal latino e forse non sarebbe esistita neppure la Chiesa Cattolica…” da “Il Potere” di Bertrand Russell.

Nel corso di lunghe ed appassionate letture sul tema della leadership, d’un tratto la mia mente precipitò in un baratro oscuro e dai tratti confusi, in balia di labirintiche ed infinite definizioni supportate da innumerevoli teorie ed interminabili polemiche. Ascoltai la voce del mio spirito dolente, smarrito in una tale babele di significati… temevo d’aver perduto “il filo di Arianna”, ma luce e valore destarono sensibilità e
percezione quando iniziai ad interiorizzare il valore dell’essenza della leadership, provando una forte tensione ad agguantare i segreti di tale comportamento alla continua ricerca, fin troppo umana, dell’essenza profonda della formula del successo.

Come un’esperienza mitopoietica, non dissimilmente da una onirico-visionaria, annienta le coordinate spazio-temporali così, nella mia dimensione mentale ed immaginaria il presente, il passato ed il futuro iniziarono a coincidere consentendo la reversibilità continua della catena temporale…ed iniziai ad immaginare rapporti simbolici all’interno di un gruppo sociale : “sulla scena del teatro organizzativo si incontrano idee e valori di leader e seguaci.
Gli sguardi si incrociano, sulle strade di un lungo processo di identificazione, attraverso la combinazione ed il confronto di “organizzazioni dell’esperienza” nascenti dall’interazione tra diverse “unità psichiche”. Rievocando l’immagine dell’ologramma, leader e seguaci sembrano rappresentare in modo simbiotico e
contemporaneo monadi elementari, unità energetiche prive di estensione… capaci di rispecchiare in sé tutto il reale, in quanto sostanze semplici ed immateriali…non soggette a processi metafisici di aggregazione e disgregazione.

Così un leader di memoria carismatica diviene oggetto della funzione percettiva di seguaci desiderosi di attribuire un significato all’essenza della propria coscienza individuale attraverso un processo di riflessione speculare, gemellare o ideale (rispettivamente: il Sé considera il suo oggetto-Sé come lo specchio delle proprie ambizioni; il Sé si identifica con l’oggetto-Sé; il Sé idealizza il suo oggetto-Sé).
Attimo dopo attimo si autodefinisce una capacità di crescita potenzialmente infinita grazie alla quale il leader esprime la propria forza mentale con l’unione di singole forze individuali… diventa veicolo di pensiero sistemico, di cultura…. agisce sui modelli mentali dei seguaci con microazioni localizzate, tendendo alla convergenza dei conflitti; come Ulisse, diffonde la consapevolezza della centralità di un apprendimento generativo di conoscenza emanando un generoso impulso ad apprendere, accanto al desiderio di reagire alla trasformazione.

Essere leader rappresenta l’angolo di contingenza tra la curva della tensione creativa e la curva di una visione proiettata sul futuro, mettendo in discussione modelli mentali consolidati per aprire gli orizzonti a modelli di pensiero più sistemici funzionali ad un apprendimento collettivo. Lentamente, visione e tensione alla
rigenerazione dello status di leader delineano i contorni del costrutto mentale sovraordinato alla struttura di conquista di traguardi prefissati; dal processo di creazione di significati emerge la selezione di materiale grezzo della realtà… utile per costruire rappresentazioni di opportunità eccezionali.
Con sottile persuasione un leader interpreta il contingente offrendo suggestive immagini del futuro…il suo linguaggio e la sua espressione guidano i seguaci verso mete superiori comunicando grandi attese circa i risultati da ottenere e dimostrando intima fiducia nella capacità di perseguirli. Sollevandosi dalla prigione della mediocrità e della dipendenza si crea energia tendente all’evoluzione della realtà… verso il raggiungimento dell’eccellenza. Questo leader immaginario sembra così sfidare ognuno ad esprimere il meglio di sé accrescendo il proprio senso di autoefficacia.

“E’ facile dimostrare che le convinzioni sono onnipotenti e che tutte le forme di potere derivano da loro. Gli eserciti sono inutili se i soldati non credono nella causa per cui combattono, oppure, quando si tratta di mercenari, se non sono convinti che il loro comandante è in grado di condurli alla vittoria. La legge è altrettanto inutile se non è generalmente rispettata. Le istituzioni economiche dipendono dal rispetto
per la legge…pensate cosa succederebbe delle banche se i cittadini non avessero nulla da dire contro i falsari!!!…. una dottrina ai suoi primi passi non ha alcuna forza a disposizione, e deve cominciare ad influenzare le convinzioni servendosi soltanto della propria capacità di persuasione…” da “Il Potere” di Bertrand Russell.

Nella rappresentazione del confronto dicotomico tra forma e sostanza di Kantiana memoria (concetti puri dell’intelletto riferibili alle categorie di contenuto e materia) la leadership morale nata da arcane parabole confuciane, in quanto forma a-prioristica… universale e conforme al significato assoluto di “ bene “, affronta le nuove sfide ambientali diffondendo armonia e ordine sociale, avvicinandosi ed adeguandosi ai comportamenti attesi di non simili culture. Conflitti e dissensi paiono svanire e dissimulare in un’aura di presunto accordo e proporzione tra parti che formano un tutto.

Un leader ascolta l’inaudito… penetra nella profondità delle anime dei seguaci nella speranza di udire i loro autentici pensieri, sentimenti, desideri!… abbatte la parzialità e le visioni parziali…e come il sole cede luce ad alberi che crescono, egli diventa fonte d’informazione e di conoscenza. Come un antropologo, si propone
esperto delle diversità, integrandole e valorizzandole all’interno dei team, così da rendere efficaci le relazioni interpersonali per rafforzare il senso di appartenenza all’organizzazione in funzione di una vision condivisa. Egli usa energia affettiva (empatia) per incanalare flussi di forze lungo sentieri proiettati dal riflesso della
visione. Il cammino si interrompe dinanzi al muro dell’azione, senza la quale la vision perderebbe il suo significato proattivo… generativo! lasciando spazio a meri processi allucinatori. Dall’impatto nascente tra pressioni interne ed esterne cresce la coscienza della inevitabilità del cambiamento, mantra del successo contro ogni categoria di vulnerabilità. Si diffonde un nuovo pensiero di architettura organizzativa tendente al decentramento dell’azione, alla delega di responsabilità, nonché alla creazione di sinergie derivanti dal significativo miglioramento dei dilemmi strategici…. Tutto implicitamente controllato da una relazione di reciproca fiducia svelata e garantita (per non cadere nell’errore del fuoco donato a Prometeo) dalla presumibile esistenza di un commitment di tipo affettivo e normativo.

Acrobazie mentali sui modelli di ruolo sostengono, con sguardo “artistico”, la scoperta e il sostegno di nuovi leader all’interno di team autogestiti. Tuttavia la passione, il senso di responsabilità e la lungimiranza del leader si scontrano in modo continuo ed inevitabile con i “demoni” di organizzazioni “nevrotiche” ed
irrazionali, lottando contro la vanità… nemica mortale di ogni effettiva dedizione e di ogni “distanza”, contro un male che proviene dal proprio “non essere” e ritorna ad esso, se contrastato.
E’ necessario disintegrare quel baratro fisico e psichico che, talvolta, domina nella relazione tra seguaci e leader, attraverso un processo di ridimensionamento di un idolo creato. A volte anche una semplice, ma calorosa stretta di mano… piccoli atti di leadership, possono diventare scintille in grado di accendere la fantasia dei seguaci influenzando il loro comportamento.

L’attività di gestione del cambiamento, verso la scoperta, la padronanza e la formazione alla leadership sembra essere un’avventura alla ricerca della coscienza di sé come eredità non peritura, piuttosto che tesa al raggiungimento di margini di profitto elevati.
Con l’incontro tra onestà intellettuale di leader e seguaci, adagio cala il sipario. Il dare valore ad una cultura centrata sulla leadership è atto finale del processo: il management esercita il controllo orientando scelte ed azioni in una giusta direzione; la leadership motiva soddisfacendo bisogni fondamentali!

- REDAZIONE TICONZERO -

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