Utilizzi dei file immagine sector-based
Nei primi anni ottanta, i laboratori di ricerca sui software antivirus identificarono una procedura che consentiva a un sistema infetto di essere duplicato senza che il virus perdesse la sua funzionalità. Il classico sistema di copia dei file spesso non si rivelava sufficiente, perché alcuni virus funzionavano solo in specifiche aree dei settori, oppure richiedevano la modifica del file system per mettere in atto il proprio potenziale distruttivo. A livello di file system, i ricercatori idearono l’imaging uno a uno, basato su settore, del disco rigido. Erano gli esordi del concetto classico di imaging del disco.
Da allora, la creazione dell’immagine del disco si è evoluta in uno strumento a tutto tondo che consente l’esecuzione di una vasta gamma di attività. L’imaging è oggi utilizzato nella migrazione di sistemi , nell’implementazione di installazioni preparate, nel disaster recovery e in molti altre attività. Questo articolo fa luce sulle caratteristiche e sugli sviluppi dell’imaging che hanno portato a questa evoluzione.
I primi semplici programmi di imaging erano costituiti da righe di comando. Con l’aiuto di questi programmi, si eseguiva il mirroring dei dischi rigidi per consentire la migrazione verso sistemi di storage con maggiore capacità senza modificare il contenuto del disco. La creazione di un’immagine basata sul settore mostrava già le sue enormi potenzialità rispetto alla semplice copia dei file. Evitare un percorso ripetitivo utilizzando il comando di copia del file system aumentava la velocità della procedura di copia offrendola stessa velocità di trasmissione dei dati, indipendentemente dalla dimensione e dal numero di file di cui si doveva eseguire il backup. La necessità di conservare le immagini del disco rigido per preservarne i diversi stati ed eseguire installazioni complete una volta sola emerse rapidamente e portò alla creazione dei primi archivi immagine. È qui che nasce il potenziale degli strumenti per l’imaging del disco.
Si potrebbe affermare che sia stato Bill Gates, con il suo sistema operativo Microsoft Windows, a garantire che gli strumenti di imaging non rimanessero di esclusiva competenza di utenti professionisti, ma si facessero strada anche nei desktop PC. L’installazione di sistemi operativi quali Windows 95 e NT infatti richiede di tanto in tanto una sorta di “tagliando”, ovvero la reinstallazione del sistema e di tutte le applicazioni. Con l’aiuto del primo software di imaging con interfaccia grafica utente, l’esecuzione di questa attività si ottiene in tempi molto brevi. Tanto i professionisti quanto i semplici utenti erano in grado di utilizzare l’immagine del sistema archiviata e reinstallare un nuovo sistema in pochi minuti.
La rivoluzione è arrivata all’inizio di questo secolo e ha portato il primo utilizzo di massa della tecnologia di imaging del disco. True Image di Acronis è il primo software al mondo in grado di eseguire il backup di un sistema Windows in modo istantaneo. Questo sistema online consentiva agli amministratori di creare immagini di tutti i computer utilizzati in azienda, in qualsiasi momento. Gli utenti residenziali potevano eseguire il backup dei propri computer utilizzando l’ambiente ormai familiare del proprio sistema operativo. L’evoluzione della tecnologia ha poi offerto nuove prospettive: i riavvii e i dischetti di avvio divennero superflui e le console di gestione per l’imaging in modalità remota facilitava il backup di infrastrutture hardware complete.
Con l’introduzione delle immagini incrementali e differenziali, l’ambito d’utilizzo dell’imaging si ampio ulteriormente. I backup multipli di un sistema, eseguiti a intervalli regolari, consentono il ripristino di uno stato sempre più aggiornato. In caso di emergenza, i sistemi client e server possono essere rapidamente riportati al loro stato precedente, e sono eseguibili da subito. Oggi la creazione dell’immagine del disco è uno dei più importanti componenti del disaster recovery.
Allo stesso tempo, la disponibilità delle immagini di sistema in archivi di immagini ampliò automaticamente le aree di utilizzo. Ad esempio, gli strumenti di distribuzione consentono la configurazione di sistemi operativi identici su un numero illimitato di PC desktop o su server. A tal fine, viene applicato l’archivio immagine da un modello.
Tuttavia, fino a poco tempo fa sia l’imaging che la distribuzione mostravano qualche limite qualora un archivio immagini doveva essere ripristinato o distribuito su un hardware differente. Per effettuare un ripristino senza problemi, era necessario che l’hardware di destinazione fosse il più possibile simile al sistema di origine. Anche rispetto a questa problematica, tuttavia, la tecnologia è migliorata acquisendo una maggiore flessibilità. Moduli integrati negli odierni strumenti di imaging garantiscono la possibilità di apportare modifiche alle immagini in fase di ripristino e distribuzione. I driver necessari sono direttamente integrati e i sistemi ripristinati possono essere eseguiti anche su hardware diversi.
L’evoluzione comunque continua e l’imaging di sistema utilizzato in un numero crescente di ambiti. Ad esempio, il ripristino verso hardware modificati consente la migrazione di un computer fisico su una macchina virtuale. In questo senso, l’imaging si sta trasformando in una classica applicazione P2V (physical-to-virtual).
L’evoluzione dalla tradizionale clonazione di settori alla versatile tecnologia per la creazione di immagini del disco, il backup dei dati, il disaster recovery, la distribuzione e la migrazione P2V si è completata nell’arco di 25 anni. Gli ultimi cinque sono stati in assoluto i più emozionanti. L’imaging si è trasformata in una delle più importanti tecnologie per il backup dei dati e l’amministrazione dei sistemi e presenta ancora un enorme potenziale da sfruttare.
Tobias Funken, Press Officer di Acronis Germany GmbH
