Ripubblichiamo in questo sito il testo del manuale di educazione ambientale realizzato nel 2005, ma tuttoggi con validi spunti.
Compatibilmente - Insieme per lo sviluppo sostenibile
Percorsi di educazione ambientale
A scuola di energia con il Cobat e Legambiente
COMPATIBILmente:
UN PROGETTO EDUCATIVO PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE
“Compatibilmente” con una “pila” di impegni scolastici, vorremmo che i ragazzi ricaricassero le batterie e ci raccontassero cosa pensano di un argomento di fondamentale importanza come la salvaguardia dell’ambiente.
Da questa idea torna il progetto per gli studenti italiani lanciato dal Cobat (Consorzio Obbligatorio Batterie Esauste) in collaborazione con Legambiente: dall’esigenza di ascoltare pareri più freschi su quelle piccole-grandi cose che possono migliorare la vita di tutti i giorni, che si tratti del risparmio di risorse ed energia o del corretto recupero dei rifiuti pericolosi. Insomma, stiamo parlando di quello che oggi si definisce comunemente sviluppo sostenibile.
Il manuale “Compatibilmente” vuole fornire ad insegnanti e studenti strumenti e informazioni per promuovere una coscienza critica di concetti quali risparmio energetico, tutela ambientale.. insomma vengono affrontate tante tematiche e suggeriti percorsi formativi tutti con l’obiettivo di portare nella nostra vita quotidiana un concetto così grande - da sembrare a volte irraggiungibile - che è lo sviluppo sostenibile.
Ci sono tantissime cose che possiamo fare per migliorare la nostra vita, le nostre città, l’ambiente naturale..
Partendo dalla pila di Alessandro Volta ad oggi, nel manuale si può leggere come le batterie sianono uno degli strumenti spesso “nascosti” senza cui tante attività della vita moderna si fermano, basti pensare al walkman, al pc portatile e al telefono cellulare, ma soprattutto ai mezzi di trasporto come automobili, moto, camion, trattori, imbarcazioni, fino ai treni e ai sommergibili.
Viene quindi puntata l’attenzione sull’utilità della “corrente elettrica portatile”, sulle politiche di risparmio energetico, sulle diverse fonti di energia, sulla necessità di sostituire i combustibili fossili con altre forme di energia.
Il nostro è uno dei Paesi europei che ha ottenuto i maggiori successi nella raccolta, nel trasporto e nel riciclo delle batterie al piombo esauste e dei rifiuti piombosi, tutti materiali molto inquinanti.
Il sistema Cobat è dunque un esempio lampante di sviluppo sostenibile. La raccolta delle batterie esauste avviene nelle officine, negli ipermercati, nel porto, nelle stazioni ecologiche comunali o delle aziende di igiene urbana o dove si demoliscono le auto.
Infine, vengono suggerite alcune domande su cui riflettere. Quali sono secondo voi le buone pratiche ambientali? Come il comportamento individuale può aiutare a tenere pulito il territorio e a tutelare l’ambiente? Cosa può e cosa non deve mai fare il cittadino? Quali sono le iniziative che la tua scuola, il tuo Comune o la tua Regione possono intraprendere anche grazie al tuo aiuto o al tuo sostegno? Sia Cobat sia Legambiente promuovono molte campagne di sensibilizzazione ambientale, cosa ne pensi?
Ufficio Stampa COBAT
Hill & Knowlton Gaia tel. 06441640301
Le continue emergenze ambientali degli ultimi anni dimostrano in modo sempre più marcato la necessità di porre le basi di una cultura condivisa per uno “sviluppo sostenibile”, come indicato nel V Programma di azione dell’UE e nell’Agenda 21 della Conferenza di Rio de Janeiro.
Per raggiungere il traguardo dello “sviluppo sostenibile” è necessario l’impegno concreto da parte di tutte le componenti della società civile: quello delle istituzioni, chiamate a varare provvedimenti legislativi che puntino sul progresso economico senza rinunciare a tutelare l’ambiente nella sua globalità, quello delle imprese, che dovranno produrre riducendo al minimo l’utilizzo delle risorse naturali e l’emissione di prodotti inquinanti, ma soprattutto quello dei cittadini per orientare i propri comportamenti di consumatori in una direzione più responsabile.
Ed è proprio per sollecitare questa comunanza di intenti che il Cobat ha deciso di partecipare a Newspapergame promuovendo il progetto “Compatibilmente: insieme per lo sviluppo sostenibile”.
D’altra parte il Cobat è impegnato da sempre per i traguardi dell’ecoefficienza e dello sviluppo sostenibile. Lo dimostrano le tante campagne ambientali promosse negli ultimi anni e, soprattutto, i risultati positivi ottenuti con le proprie attività. È da sottolineare, infatti, come, grazie al Cobat, in Italia si sia risolto il problema della dispersione nell’ambiente di composti velenosi provenienti dalle batterie esauste: ed inoltre attraverso il riciclo dei prodotti si contribuisca ad un minor impatto ambientale nella produzione di batterie.
Dunque con “Compatibilmente” il Cobat prosegue nel proprio impegno per lo sviluppo sostenibile. L’iniziativa, che si rivolge al mondo della scuola, punta sulla partecipazione di insegnanti e ragazzi e, attraverso articoli su alcuni dei più importanti quotidiani italiani, intende informare e sensibilizzare l’intera opinione pubblica.
Perché “Compatibilmente” possa dare i risultati sperati è necessaria la piena adesione degli insegnanti per i quali il Cobat ha realizzato questo opuscolo.
Ci auguriamo che le informazioni di base e le attività didattiche proposte nel testo possano fornire agli insegnanti un valido supporto per approfondire in classe con i ragazzi i temi dello sviluppo sostenibile.
Ringraziamo fin d’ora tutti i docenti che, partecipando a “Compatibilmente” e a Newspapergame, vorranno favorire la crescita di una cultura sensibile ai temi del recupero, del riuso, del riciclo, e quindi del risparmio delle risorse naturali.
ing. Giancarlo Morandi
Presidente Cobat
Il progetto “Compatibilmente” rappresenta per Legambiente uno stimolante strumento per rendere protagonisti i ragazzi e gli insegnanti di buone pratiche ambientali da sperimentare e diffondere, attraverso l’importante vetrina comunicativa fornita da “Newspapergame” e dalle testate giornalistiche che lo promuovono.
In particolare riteniamo che le tematiche poste all’attenzione delle scuole in questo materiale didattico, riguardanti il recupero delle batterie esauste e più in generale l’energia, siano strategiche in questo anno che vede l’entrata in vigore del protocollo di Kyoto, che richiama tutti ad adottare modelli di vita compatibili con la riduzione dei gas serra.
Fondamentale in questo compito è l’apporto che può promuovere la scuola, sia come agenzia formativa che cura la crescita consapevole e responsabile di una coscienza ambientale nei ragazzi, sia come veicolo di conoscenze e sensibilità su queste problematiche strategiche verso il territorio ed il resto della società.
Con “Compatibilmente” ci auguriamo di trovare “alleato” il mondo della scuola nella sfida di attivare comportamenti “compatibili” con il risparmio energetico e stimolare la creatività dei ragazzi nell’individuare soluzioni e stili di vita capaci di affrontare e risolvere i grandi problemi ambientali sia locali che globali.
Roberto Della Seta
Presidente Nazionale Legambiente
Parte I: LO SVILUPPO SOSTENIBILE
1.1. L’ESIGENZA DI UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO
Dare una risposta esauriente su cosa sia lo sviluppo sostenibile è un’impresa assai ardua. Quello di sviluppo sostenibile è, infatti, un concetto in continua evoluzione che si caratterizza per tanti elementi complessi che entrano in gioco nella sua attuazione.
Come spesso accade quando si deve realizzare e sperimentare un modello di vita sociale ed economica diverso da quello tradizionale e consueto, dalla consapevolezza teorica al fare pratico, intercorrono molte parole e molti meno fatti concreti.
Ma le parole servono fra uomini e fra Stati per mettersi d’accordo su cosa decidere soprattutto in momenti di crisi e di difficoltà. Il concetto di sviluppo sostenibile nasce, appunto, per dare una risposta ad un problema che non riguarda solo pochi individui o alcune zone geografiche, ma tutto il nostro Pianeta: la consapevolezza della limitatezza delle risorse.
Aria, acqua, suolo e tutto il resto che la natura ci dà per far vivere la nostra specie, non sono elementi illimitati ed inesauribili, ma occorre trovare una strategia di gestione né più e né meno come quella che adottiamo nella vita di tutti i giorni quando dobbiamo decidere come farci bastare le nostre personali “limitate” finanze.
Intorno a questo problema si è compreso a livello planetario, che continuare con l’attuale modello di sviluppo, basato su una crescita incondizionata che ha come unico parametro quello economico -quantitativo, avrebbe portato ad una profonda ed irreversibile crisi ambientale e sociale e che quindi, il cambiamento era l’unica via per il futuro.
1.2. DEFINIRE LO SVILUPPO SOSTENIBILE
In sede internazionale la prima definizione di sviluppo sostenibile la troviamo contenuta nel rapporto redatto dall’UNEP (United Nations Environment Programme) nel 1987, conosciuto come “Rapporto Brundtland” dal nome della sua coordinatrice, dove si afferma che per sviluppo sostenibile dobbiamo intendere quello sviluppo capace di “assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle future generazioni di soddisfare i propri… Il concetto di sviluppo sostenibile implica dei limiti, non limiti assoluti, ma quelli imposti dal presente stato dell’organizzazione tecnologica e sociale nell’uso delle risorse ambientali e dalla capacità della biosfera di assorbire gli effetti delle attività umane”.
Lo sviluppo sostenibile rappresenta quindi, una visione globale del concetto di sviluppo, dove l’elemento qualitativo assume un ruolo fondamentale, che viene applicato sia alla dimensione economica, che ambientale e sociale che debbono appunto, convivere in un rapporto di sostenibilità.
La sostenibilità è una sorta di metodo attraverso il quale valutiamo responsabilmente l’opportunità delle nostre azioni.
1.2.1 La sostenibilità economica
La qualità e la quantità della nostra vita dipendono da una serie di materiali naturali per soddisfare i bisogni inerenti l’alimentazione, l’abitazione, l’energia, i medicinali. Poiché lo sviluppo economico dipende dal patrimonio di risorse naturali della Terra, che trasformate e mediate entrano nel mercato, mantenerne la riproducibilità rappresenta la chiave per la sostenibilità dello stesso sviluppo economico.
Un esempio di non sostenibilità economica: lo sfruttamento delle foreste
Quasi la metà delle foreste che ricoprivano la terra è scomparsa. Solo tra il 1980 ed il 1995 sono andati perduti 200 milioni di ettari di foresta, pari ad una superficie più grande di quella del Messico. La deforestazione si concentra nei paesi poveri (Indonesia, Brasile, Camerun guidano la classifica), mentre in molti Paesi industrializzati la tendenza negli ultimi anni si è invertita. (fonte Legambiente, 2004)
1.2.2. La sostenibilità ecologica
Tutte le attività compiute dall’uomo devono essere valutare in base alla capacità di carico dei sistemi ecologici, ovvero devono autoregolarsi rispetto all’uso delle risorse naturali nel sistema economico (trasformazione degli ecosistemi) e ai residui derivanti dalle attività, ovvero i rifiuti, in modo di non intaccare la produttività e la funzionalità dei sistemi ecologici stessi.
Un esempio di non sostenibilità ecologica: la perdita della biodiversità
Secondo un recente studio della International Union for Conservation of Nature, 1 specie vegetale su 8 è a rischio di estinzione. Negli Stati Uniti è minacciato il 29% delle specie vegetali, in Spagna il 19,5%, in Australia il 14%, in India l’8%, in Messico il 6%.
1.2.3. La sostenibilità sociale
Lo sviluppo sostenibile richiede strutture e organizzazioni sociali dove le comunità locali controllano le risorse naturali e sono capaci di gestirle razionalmente. La sostenibilità sociale si fonda su un elevato grado di equità e giustizia sociale, di identità culturale e di partecipazione alle scelte e all’assunzione di responsabilità.
Un esempio di non sostenibilità sociale: le disuguaglianze tra le nazioni
Nel 2000 si è stimato che solo il 10% della popolazione più benestante degli Stati Uniti (25 milioni di persone) ha un reddito equivalente al 43% della popolazione mondiale (più di due miliardi di persone) e l’1% della popolazione mondiale più ricca (50 milioni di persone) ha un reddito equivalente al 57% della popolazione più povera (2,8 miliardi di persone (fonte Legambiente, 2004
1.3. I VERTICI INTERNAZIONALI SU AMBIENTE E SVILUPPO
1.3.1 Stoccolma, 1972 - Conferenza dell’ONU sull’Ambiente Umano
Il vertice del 1972 a Stoccolma è considerato una delle tappe fondamentali del pensiero su sviluppo e ambiente globale, ed ha determinato la presa di coscienza dei problemi ambientali a livello internazionale.
In risposta alla crescente preoccupazione dell’opinione pubblica sul deteriorarsi delle condizione ambientali e di vita, delegati da 113 Nazioni si incontrarono e produssero un piano d’azione con 109 raccomandazioni diverse. Essi inoltre, produssero una Dichiarazione recante 26 principi su diritti e responsabilità dell’uomo in relazione all’ambiente globale, che rimangono come principi guida che devono influenzare l’azione e umana e le politiche di sviluppo. Tra i principi affermati vi sono: libertà, eguaglianza e adeguate condizioni di vita; le risorse naturali del nostro pianeta devono essere protette, per il beneficio delle generazioni presenti e future, attraverso appropriata pianificazione e gestione; la capacità della Terra di produrre risorse rinnovabili vitali deve essere mantenuta, e ripristinata ove possibile; la conservazione della natura deve avere un ruolo importante durante il processo di pianificazione dello sviluppo economico; gli Stati dovrebbero adottare un approccio integrato e coordinato per raggiungere lo sviluppo in modo da assicurare che lo sviluppo sia rispettoso dell’ambiente; una pianificazione razionale dovrebbe conciliare conflitti tra diversi bisogni di sviluppo sociale e l’ambiente naturale; gli insediamenti umani ed i processi di urbanizzazione devono essere pianificati in modo da garantire il massimo dei benefici economici e sociali per tutti, con il minimo di effetti negativi sull’ambiente; politiche demografiche dovrebbero essere adottate ove ci sono tassi di crescita della popolazione eccessivi; occorre incoraggiare lo scambio di dati ed informazioni, e nuove tecnologie vanno trasferite alle regioni in via di sviluppo.
Uno dei risultati della conferenza fu la formazione dell’UNEP (il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente), un organismo dell’ONU avente il compito di fungere da catalizzatore per le politiche ambientali, di indirizzare la coscienza mondiale, di coordinare le politiche ambientali delle varie agenzie delle Nazioni Unite e dei vari governi, nonché le azioni delle comunità scientifiche ed economiche, e delle associazioni ambientaliste.
1.3.2. Rio de Janeiro, 1992 - UNCED - Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo sviluppo
La Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo sviluppo si svolse a Rio de Janeiro nel giugno del 1992 e vide la partecipazione di 183 Paesi. Si è sforzata di integrare le questioni economiche e quelle ambientali in una visione intersettoriale e internazionale, definendo strategie ed azioni per lo sviluppo sostenibile. In questa occasione furono approvati i seguenti impegni multilaterali:
• i partecipanti all’UNCED (United Nations Conference on Environment and Developmen) hanno concordato sull’affermazione di comuni obiettivi, la Dichiarazione di Rio, e su un piano d’azione per specifiche iniziative economiche, sociali ed ambientali in vista del XXI secolo, l’Agenda 21. Entrambi si prefiggono di giungere a modelli di sviluppo sostenibile a livello mondiale. A questi devono ispirarsi strategie e politiche nazionali.
• L’Agenda 21, che rappresenta l’elemento forse più significativo della conferenza, è composta di 40 capitoli nei quali, dopo due anni di preparazione e la discussione conclusasi a Rio, sono affrontati tutti i campi nei quali è necessario assicurare l’integrazione tra ambiente e sviluppo. Per raggiungere lo sviluppo sostenibile il documento sottolinea con vigore le seguenti necessità:
- integrazione delle considerazioni ambientali in tutte le strutture dei governi centrali e in tutti i livelli di governo per assicurare coerenza tra le politiche settoriali;
- un sistema di pianificazione, di controllo e gestione per sostenere tale integrazione;
- l’incoraggiamento della partecipazione pubblica e dei soggetti coinvolti, che richiede una piena possibilità di accesso alle informazioni.
La Dichiarazione di Rio o Dichiarazione sull’ambiente e lo sviluppo, altra colonna portante della conferenza, contiene 27 principi, riguardanti l’ambiente e lo sviluppo. In questo documento l’accento viene posto sul legame tra protezione ambientale e sviluppo, la necessità di sradicare la povertà e di tenere conto delle necessità dei Paesi in via di sviluppo; la necessità di eliminare modelli di produzione e consumo non sostenibili e di promuovere un sistema economico internazionale aperto che sia di supporto allo sviluppo sostenibile. Nel documento sono inoltre riportati importanti principi riguardanti l’ambiente quali: la partecipazione pubblica in decisioni ambientali, l’accesso alle informazioni ambientali, valutazione di impatto ambientale. Viene riconosciuto in esso il ruolo particolare delle donne, giovani, indigeni e riconfermata la Dichiarazione di Stoccolma del 1972.
1.3.3. Johannesburg, 2002 - Conferenza mondiale sullo sviluppo sostenibile
Capi di stato e di governo di più di cento Paesi, ma anche rappresentanti delle organizzazioni non governative e del mondo economico, si sono incontrati a Johannesburg per tracciare un bilancio delle politiche per l’ambiente e lo sviluppo a dieci anni da Rio. L’obiettivo della Conferenza mondiale del 2002 è stato di rilanciare l’impegno per una globalizzazione capace di rispondere ai problemi di crisi ambientale e del sottosviluppo.
Rispetto alla spinta propulsiva data un decennio prima dal summit di Rio, la conferenza di Johannesburg ha verificato un lento avanzamento dei soggetti partecipanti al cambiamento delle singole politiche verso la sostenibilità sociale ed ambientale.
1.4. GLI ACCORDI INTERNAZIONALI: METODI E CONTENUTI
Il valore dei tre grandi vertici internazionali sta nell’avere promosso un punto condiviso di partenza, che è l’individuazione di una crisi ambientale planetaria con forti implicazioni sociali, alla quale porre delle soluzioni. La conferenza di Rio ha proposto una serie di contenuti su cui lavorare, riconfermando le priorità già tracciate a Stoccolma, ma soprattutto ha indicato delle strategie e dei metodi utili a gestire il passaggio da uno sviluppo tradizionale ad uno sviluppo sostenibile.
Innanzitutto, propone con la metodologia di Agenda 21, un processo graduale che passi attraverso una partecipazione delle diverse componenti sociali delle diverse realtà locali ad un percorso di pianificazione e di integrazione delle politiche economiche e quelle ambientali.
Ovvero è come dire: abbiamo un problema comune da risolvere confrontiamoci per trovare una soluzione che rispetti le diverse esigenze, lavoriamo su una piattaforma condivisa che ci porti verso la sostenibilità dello sviluppo, che sia da guida nell’assunzione delle diverse decisioni di pianificazione che la nostra comunità, non solo la classe politica, andrà ad assumere.
Questa metodologia definita partecipazione dal basso è stata avviata attraverso i processi di Agenda 21 locale anche in molte città italiane. Certo, la definizione di un buon metodo non sempre garantisce il risultato, che per essere ottenuto necessita di un forte lavoro di cambiamento culturale e di una reale disponibilità di cittadini, politici e forze sociali in genere ad un profondo cambiamento degli stili di vita.
Parte II: UN ESEMPIO DI SVILUPPO SOSTENIBILE: IL COBAT E IL RECUPERO DELLE BATTERIE AL PIOMBO ESAUSTE IN ITALIA
2.1. COSA È IL COBAT, I SUOI COMPITI, LE SUE ATTIVITÀ
La corretta gestione dei rifiuti rappresenta uno dei settori attraverso i quali passa lo sviluppo sostenibile e la salvaguardia del Pianeta. Provvedimenti legislativi di cui i diversi Stati si sono dotati, spingono verso un controllo del ciclo dei rifiuti, sia quelli solidi urbani sia quelli speciali e pericolosi, compiendo una scelta, almeno su carta, molto netta verso il riciclaggio.
In questo senso l’esperienza del COBAT rappresenta un esempio di gestione sostenibile dei rifiuti, attraverso sistemi innovativi di organizzazione della raccolta e dello smaltimento di un rifiuto pericoloso come le batterie al piombo esauste.
Il COBAT (Consorzio Obbligatorio Batterie al piombo esauste e rifiuti piombosi) viene istituito con la legge 475/88 come un Consorzio, appunto, senza fini di lucro, al quale aderiscono tutti gli operatori del settore batterie al piombo: dai produttori e importatori agli artigiani che le installano, dai raccoglitori ai riciclatori. Il Consorzio ha il compito di “assicurare la raccolta delle batterie esauste e dei rifiuti piombosi ed organizzarne lo stoccaggio, quindi cedere i prodotti stessi alle imprese che ne effettuano il recupero tramite riciclaggio, nonché di monitorare tutte le attività di raccolta, commercializzazione e riciclaggio di batterie esauste e rifiuti piombosi che emergono sul territorio italiano”.
Pur essendo un soggetto privato il COBAT, attraverso il meccanismo di totale controllo del ciclo dei rifiuti piombosi, svolge anche un importante ruolo di “servizio pubblico”, prevenendo problemi d’inquinamento all’ambiente e alle risorse collettive ed informando i cittadini per una corretta gestione delle batterie esauste.
L’esperienza fin’ora maturata da COBAT nel settore dei rifiuti dimostra come sia possibile conciliare economia ed ambiente. Infatti, attraverso l’attendo controllo del ciclo di vita delle batterie al piombo, dalla loro produzione sino al riciclo come rifiuti pericolosi, lo Stato italiano ha attivato un meccanismo economico virtuoso che si auto-alimenta: i finanziamenti provengono sia dal sovrapprezzo di vendita applicato alle batterie nuove in commercio (in media solo 83 centesimi di euro per una comune batteria d’avviamento per automobile), sia dai proventi della cessione delle batterie esauste agli impianti di riciclaggio.
2.2. I ” PRIMATI ” DEL COBAT E LE PROSPETTIVE PER IL FUTURO
Le più comuni sono quelle delle automobili, ma anche motocicli, camion, trattori, barche che hanno bisogno per avviare i loro motori termici di batterie al piombo acido, esistono anche batterie al piombo per usi più sofisticati come per le esigenze di continuità energetica in centrali elettriche, telefoniche, ospedali e centri di calcolo. Le batterie al piombo, da non confondere con le pile (come quelle impiegate per telecomandi o giocattoli) quando non sono più ricaricabili giungono alla fine del loro ciclo di vita e, diventando “esauste”, sono classificate dalla legge come “rifiuti pericolosi”, per via del loro contenuto in sostanze tossiche e nocive per la salute umana e per l’ambiente.
Per questo motivo è stato istituito il COBAT che assicura un servizio gratuito di raccolta delle batterie esauste attraverso una rete di 90 imprese di raccoglitori incaricati che ritirano sull’intero territorio nazionale le vecchie batterie passando presso tutte le auto-officine, le isole e stazioni ecologiche di Comuni e aziende di igiene urbana, le piccole, medie e grandi imprese. Solo nel 2004 il COBAT ha raccolto e quindi avviato ai 6 impianti di riciclo piro-metallurgico circa 192.000 tonnellate di batterie. Dal 1991 ad oggi il Consorzio ha recuperato oltre 2 milioni di tonnellate di batterie. Per dare un’idea, si tratta di una quantità equivalente a circa 180 milioni di pezzi, che, se li mettessimo in fila uno dietro l’altro, coprirebbero la distanza di 50.000 km, ossia più del giro del mondo passando per l’equatore!
Il successo dell’attività di riciclaggio praticata dal COBAT risulta meglio comprensibile se pensiamo che il tasso di recupero delle batterie d’avviamento esauste in Italia è superiore 97% rispetto all’immesso al consumo: un risultato fra i più elevati al mondo e pari solo a quelli registrati in alcuni Paese scandinavi di antica tradizione ecologica.
I benefici del sistema COBAT sono sia di carattere ambientale, con 360 milioni di litri di acido solforico sottratti allo sversamento nell’ambiente, sia di carattere economico: basti pensare che con il riciclo delle batterie si copre oltre il 50% della produzione italiana di metallo piombo e il 40% del fabbisogno nazionale, con un sensibile risparmio per la bilancia dei pagamenti (solo nel 2004 circa 76 milioni di euro).
Ma gli obiettivi del COBAT non si fermano qui: il Consorzio, infatti, punta ancora più in avanti, per raggiungere il 100% del recupero delle batterie esauste. Un’ambizione di possibile realizzazione se si riesce ad intercettare quella percentuale di persone che sostituendo in maniera autonoma la batteria, abbandona quella vecchia nell’ambiente, senza affidarla ai soggetti ed alle strutture preposti allo smaltimento.
Molti di questi cittadini “fai da te” non sanno che basta chiamare il numero verde COBAT 800.869120 per avere l’indicazione del punto di raccolta più vicino o del supermercato convenzionato (attualmente oltre 250 punti vendita sparsi in tutta Italia) dove è possibile, al momento dell’acquisto di una nuova batteria, lasciare sul posto quella vecchia. Il tutto senza aggravi di spesa, basta il piccolo sforzo di non abbandonare la batteria esausta nel punto in cui la si sostituisce. È in questo modo che anche il singolo cittadino contribuisce personalmente al recupero di preziose risorse con importanti benefici di carattere economico ed ambientale per se stessi e per l’intera collettività. È questo il modo per fare la nostra parte per lo sviluppo sostenibile del mondo in cui tutti quanti viviamo.
Da queste considerazioni emerge come una corretta informazione sulle possibilità di recupero delle batterie esauste sia lo strumento migliore per limitare sempre di più le possibili ripercussioni negative del “fai da te”:
2.3. IL RICICLO DELLE BATTERIE AL PIOMBO ESAUSTE
2.3.1. Cosa è una batteria: pile e accumulatori al piombo acido, come funzionano
I termini pila e batteria sono indifferentemente usati nel linguaggio comune per indicare generatori elettrochimici di energia. La pila è un generatore di corrente elettrica per trasformare l’energia chimica in energia elettrica. La pila è costituita da un singolo circuito elettrochimico in cui la corrente elettrica prodotta si muove da un elettrodo all’altro, verso una sola direzione. Un pila scarica va gettata negli appositi contenitori collocati in prossimità di negozi di fotografia, cartolerie, tabaccherie ecc.
Tra le pile più comuni oggi usate, ci sono quelle alcaline, che rappresentano il 60% del mercato italiano e sono chiamate così perché l’ambiente interno in cui si svolgono le reazioni che generano la corrente è alcalino. L’elettrodo negativo è costituito da zinco, quello positivo da acciaio e la pasta che li separa è formata da una mescolanza di idrossidi di altri metalli, come per esempio il potassio. Com’è noto le pile, ampiamente utilizzate in ambito domestico, in forma di stilo o di bottoncino, danno energia a giocattoli, walkman, telecomandi, orologi etc.
Le batterie, invece, sono costituite da una insieme di più accumulatori elettrochimici, collegati in serie, attraverso i quali la corrente elettrica prodotta si muove prima in una direzione, poi, con il processo di ricarica, in senso contrario. Ad un processo di carica, in cui accumula corrente, si succede ad processo di scarica in cui la rilascia. E’ per questo che le batterie hanno una durata molto più lunga delle pile.
Esistono diversi tipi di batterie di accumulatori, ma le più utilizzate sono quelle al piombo acido, di cui si occupa il COBAT, che sono composte da piombo, acido solforico, acqua e polipropilene per il contenitore.
La loro grande diffusione è dovuta al basso costo dei materiali impiegati e alla facilità di realizzazione.
Il più familiare esempio di accumulatore al piombo è la batteria dell’automobile, che produce energia quando necessario, e che viene ricaricata dal movimento della macchina. Le batterie d’avviamento forniscono energia ad apparati elettrici di ogni tipo di autoveicolo (dalle motociclette ai camion, dai treni ai sommergibili). Ma le batterie al piombo sono utilizzate anche come batterie stazionarie e industriali per alimentare gli impianti industriali fissi, da trazione per far funzionare i motori elettrici, d’emergenza per assicurare la continuità dell’elettricità di ospedali, centrali telefoniche, antifurti, ecc.
Accanto alle batterie al piombo ci sono anche altri tipi di accumulatori come quelli al nichel-cadmio, e quelli al litio, usati soprattutto nei telefoni cellulari e nei computer portatili.
Tutti i tipi di batterie, però, non riescono a garantire all’infinito la qualità della reazione chimica su cui si basa il processo di ricarica. Esse, infatti, dopo un intenso uso di carico e scarico, divengono esauste ed occorre cambiarle.
BOX: Come funziona la batteria
Gli accumulatori sono costituiti da un anodo, o polo positivo, costituito da piastre in piombo e da un catodo, o polo negativo, fatto di piastre di piombo rivestite di diossido di piombo.
Gli elettrodi sono immersi in un elettrolita costituito da una soluzione al 20-30% di acido solforico. A contatto con l’elettrolita, la superficie degli elettrodi si riveste di solfato di piombo. Oltre ai due elettrodi, che contengono la materia attiva, sono presenti i collettori di corrente, che convogliano la corrente elettrica da e verso gli elettrodi, ed i separatori, formati da materiale isolante, i quali evitano che i due elettrodi entrino in contatto elettronico tra di loro all’interno dell’elemento voltaico, causando un cortocircuito.
METTERE IMMAGINI/DISEGNI SU COME E’ FATTA UNA BATTERIA
2.3.2. Perché possono essere pericolosi per l’ambiente
Quante volte vi sarà capitato di fare una passeggiata in campagna e scoprire una discarica abusiva in cui fra gli altri oggetti abbandonati c’era persino una batteria? Questo purtroppo accade anche in luoghi meno visibili come nei fondali marini, anche se oggi, come abbiamo visto, l’attività di recupero è ormai altissima.
Altro discorso è da fare per le pile e gli accumulatori portatili, come ad esempio quelli dei cellulari.
Il loro smaltimento, infatti, in mancanza di un controllo della filiera così attento come quello operato dal COBAT per le batterie al piombo esauste, è lasciato per la maggior parte alla responsabilità dei singoli consumatori. Accadde spesso, quindi, che essi una volta esaurite le proprie potenzialità invece di essere conferiti nei contenitori per la raccolta differenziata, vengano buttati direttamente fra i rifiuti solidi urbani indifferenziati. Per ovviare a questo problema il COBAT ha comunque avviato un’attività extra-istituzionale che è volta al recupero anche delle batterie dei telefonini, che vengono riconsegnate in oltre 800 punti vendita di telefonia cellulare.
Ma torniamo alla batteria al piombo acido: cosa accade se una viene abbandonata nell’ambiente?
Se malauguratamente la batteria si rompe, le sue componenti - che sono per il 65% il piombo (sotto forma metallica di sali ed ossidi), il 25% di elettrolita (acido solforico) e il 10% di materie plastiche - iniziano a disperdersi nell’ambiente e, penetrando nel terreno, avvelenano la vegetazione e gli animali che se ne nutrono, entrano nelle falde superficiali e profonde inquinando fiumi e torrenti fino a poter compromettere in alcuni casi, anche la potabilità delle acque con seri rischi per la salute dell’uomo. Inoltre questi componenti si diffondono nel pulviscolo e inquinano anche l’aria che respiriamo.
Il piombo disperso nell’ambiente è tossico (basti pensare che questo è il motivo per cui la vecchia benzina super, la “rossa”, oggi non viene più prodotta) e l’acido solforico, come tutti gli acidi, è altamente corrosivo. Infine, anche la plastica (dell’involucro e dell’interno della batteria), anche se chimicamente è un inerte, non è certo biodegradabile, quindi anch’essa produce inquinamento.
Una gestione responsabile del recupero delle batterie esauste, dunque, previene questi pesanti rischi all’ambiente e alla salute umana. Quando si cambia la batteria dal proprio meccanico o elettrauto non c’è problema: tutti gli auto-riparatori hanno l’obbligo di ritirare la batteria sostituita e depositarla in idonei cassonetti in attesa del periodico ritiro da parte dei raccoglitori incaricati COBAT. Ma per chi sostituisce da solo la vecchia batteria è davvero importante sapere le corrette modalità per disfarsene nel rispetto della legge e della tutela ambientale.
METTERE IMMAGINI/DISEGNI SUL CICLO DELL’INQUINAMENTO DI UNA BATTERIA ABBANDONATA
2.3.3. Il circolo virtuoso del riciclo. Le tappe del recupero
Seguiamo il viaggio delle batterie nella loro seconda vita dall’essere esauste al riciclo.
È un vero e proprio circolo virtuoso che permette di salvaguardare l’ambiente attraverso il recupero, risparmiare risorse attraverso il riciclo, produrre economia attraverso il riutilizzo delle materie seconde.
Dal recupero di una batteria esausta, infatti, si ricava il materiale per fare nuovi accumulatori o rivestimenti di cavi elettrici o tanti altri oggetti ed usi legati ai materiali piombosi. Dall’inizio della sua attività il COBAT ha recuperato più di 100mila tonnellate di plastica e soprattutto circa un milione e mezzo di tonnellate di metallo piombo. Le batterie esauste sono dunque una vera e propria “miniera“ di metallo e con il loro riciclo non solo smaltiamo correttamente rifiuti pericolosi ma evitiamo anche di depauperare risorse minerarie.
Vediamo le diverse tappe di questo processo che parte da quando il COBAT, dopo aver raccolto le batterie esauste da recuperare, le invia ai sei impianti di riciclaggio consorziati che si trovano in Lombardia, Campania, Calabria e Sicilia.
A. La frantumazione delle batterie
I materiali raccolti da COBAT vengono frantumati attraverso un apposito impianto nel quale le diverse componenti vengono divise: il liquido contenuto nelle batterie, l’elettrolita (acido solforico), viene raccolto ed inviato alla neutralizzazione (viene reso inerte con l’aggiunta di calce viva), mentre i frantumi di piombo e plastica sono selezionati a loro volta e le parti metalliche fini (dette pastello), sono separate da quelle più grosse e dalle plastiche.
A questo punto le plastiche vengono inviate alle apposite industrie di riciclaggio, mentre il metallo piomboso si avvia ad un processo di recupero che prevede una fase di fusione ed una di raffinazione.
B. Il recupero: la fusione
Raccolto in forni alimentati a metano ed ossigeno, il piombo viene fuso ad una temperatura fra 800° e 1000° C. Impianti di captazione e abbattimento delle polveri a valle con filtri a maniche consentono un controllo in continuo delle emissioni in atmosfera, come previsto dalle norme di legge. Nei forni avviene la riduzione dei materiali: da solfato ed ossido di piombo a piombo metallo attraverso l’aggiunta di appositi reagenti tra cui il ferro. Tale piombo detto “piombo d’opera” viene successivamente avviato alla raffinazione.
C. Il recupero: la raffinazione
Il “ piombo d’opera” viene messo in caldaie a temperature fra i 350° C e 500°C, dove subisce diversi trattamenti a seconda del prodotto finale che si vuole ottenere. Il piombo che ha perduto tutte le impurità si chiama “piombo secondario”, ed è in tutto e per tutto identico alla risorsa originaria estratta dal minerale.
2.3.4. Come vengono riutilizzate le materie riciclate
I materiali di piombo e plastiche ottenuti da questo processo di riciclo vengono riutilizzati per la maggior parte per nuove batterie. Ma non solo. Perché il metallo piombo è usato per circa il 60% nella produzione di nuovi accumulatori, ma anche per il 15% nell’industria della ceramica e della chimica, l’8% nella produzione di rivestimenti di cavi elettrici e il 17% di pallini, pesi, elementi per l’edilizia e per apparecchi radiologici.
Dai materiali plastici, invece, si ottiene polipropilene, una plastica che diviene morbida con il calore (termoplastica) e che, essendo facilmente riciclabile, viene usata per produrre isolanti elettrici, articoli sanitari e casalinghi, imballaggi, tubature e molte altre cose.
Insomma, quella che prima era la nostra batteria esausta, una volta riciclata, non ritorna soltanto ad essere una batteria nuova ma la possiamo trovare trasformata in una tazzina da caffè o in una contenitore per alimenti.
METTERE IMMAGINI/DISEGNI DI OGGETTI OTTENUTI DAL RICICLO DEI MATERIALI
2.3.5. Consigli utili: cosa fare della vecchia batteria. Obblighi e sanzioni di legge
Chi sostituisce la propria batteria in maniera autonoma, senza rivolgersi a strutture o artigiani specializzati può smaltire quella esausta restituendola al venditore, che è obbligato ed autorizzato al ritiro.
Abbandonarla vicino ai cassonetti dei rifiuti urbani o peggio, abbandonarla in un una discarica abusiva, è un gesto non giustificato, vista la facilità e la diffusione territoriale del sistema di raccolta messo in atto da COBAT.
La legge attualmente in vigore è molto precisa in materia di raccolta differenziata di batterie esauste, prevedendo per le industrie, le imprese commerciali ed artigiane l’obbligo a raccogliere in contenitori adatti le batterie esauste che producono, annotandole su un registro di carico e scarico e consegnarle a COBAT. Chi non si adegua a queste norme incorre in sanzioni penali (è previsto l’arresto da 6 mesi a 2 anni!) e pecuniarie.
Proprio per poter dare ai cittadini tutte le informazioni che possono facilitare il corretto smaltimento delle batterie al piombo il COBAT ha attivato il numero verde 800-869120 ed il sito internet www.COBAT.it.
BOX Quando la batteria è esausta….
Quando la batteria della tua automobile, del tuo trattore o della tua barca è esausta, se ti rivolgi al tuo elettrauto o autoriparatore di fiducia, non ci sono problemi: sarà lui a ritirarla per consegnarla, senza costi, ai raccoglitori incaricati COBAT.
Quando, invece, cambi da solo la tua batteria…
Cosa non fare Cosa fare
Abbandonarla per strada
Chiamare il Comune per conoscere l’isola ecologica presso cui consegnarla.
Gettarla nel mare o nei corsi d’acqua Conferirla alle isole ecologiche o ai centri di raccolta gestiti dall’azienda (R.S.U.) della propria città
Abbandonarla in campagna Telefonare al numero verde 800/869120 oppure consultare il sito internet www.COBAT.it per conoscere il punto di raccolta più vicino dove portarla senza costi
Buttarla nei cassonetti Consegnarla al rivenditore-ricambista o all’ipermercato al momento dell’acquisto di una nuova batteria
BOX Quattro buoni motivi per riciclare le batterie esauste
Il riciclo delle batterie esauste è una buona pratica di sostenibilità ambientale ed economica in quanto:
1. Impedisce la dispersione di sostanze altamente inquinanti e nocive per l’ambiente e per l’uomo;
2. permette il recupero e quindi il risparmio delle materie prime, che altrimenti andrebbero perdute;
3. consente il risparmio di energia: infatti la lavorazione del piombo secondario richiede meno dispendio energetico rispetto all’estrazione del piombo dal minerale;
4. si creano nuovi posto di lavoro.
Parte III: IL RUOLO DELLA SCUOLA PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE
3.1. LA COMUNITÀ SCOLASTICA E LO SVILUPPO SOSTENIBILE: INNOVAZIONE EDUCATIVA ED AZIONE TERRITORIALE
La scuola può avere, e già in parte svolge, un ruolo importante nella formazione dei ragazzi ad una coscienza ecologica: il concetto di sviluppo sostenibile percorre trasversalmente molte discipline, anche se si è da tempo consapevoli che l’educazione alla sostenibilità ambientale non si può basare sulla mera “informazione” di che cosa è e cosa accade nell’ambiente. Nuove metodologie sono state sperimentate in molti anni di pratica educativa ambientale, utili ad individuare strategie per incidere innanzitutto nei comportamenti dei ragazzi. Lavorare su problemi concreti vicini alla loro realtà e al loro territorio, attraverso una didattica attiva che li rende protagonisti nella ricerca di una risoluzione ad un problema ambientale complesso, è un metodo che riesce a costruire in loro una consapevolezza che li stimola ad una maggiore responsabilità in quanto cittadini.
Queste metodologie applicate all’interno dei progetti di educazione ambientale hanno dato vita ad interessanti proposte che il mondo della scuola ha rivolto al territorio ed alla comunità di appartenenza per indicare una delle possibili vie allo sviluppo sostenibile: dalla riqualificazione urbana per restituire spazi a bambini e giovani, alla raccolta differenziata, dalle tante esperienze di Agenda 21 scolastica, ai progetti di solidarietà internazionale, dalla valorizzazione territoriale, all’informazione sul risparmio idrico ed energetico.
La proposta di percorso didattico che viene di seguito fatta, parte dal “pretesto” di una campagna di informazione commissionata da COBAT e Legambiente: uno dei tanti possibili modi di riflettere con i ragazzi sullo sviluppo sostenibile partendo da una situazione concreta che ogni giorno toccano con mano. Gli insegnanti possono utilizzare il percorso come spunto ed indicazione generale di attività specifiche da proporre per lavorare su importanti contenuti ambientali, utilizzando una vetrina di comunicazione come le pagine di NewsPaperGame, che possono veicolare sia le attività di indagine che fanno i ragazzi durante il percorso, sia l’azione comunicativa di sensibilizzazione sulla corretta gestione delle batterie esauste e sulle problematiche energetiche più in generale.
BOX LE PROBLEMATICHE LEGATE ALL’ENERGIA
Gli attuali processi di globalizzazione rendono sempre più gravi ed evidenti almeno tre nodi fondamentali:
• la limitatezza delle risorse naturali;
• l’impatto ambientale e climatico dell’inquinamento, ormai vicino ad un punto di non ritorno;
• l’iniquità e l’insostenibilità sociale ed ecologica dell’odierno sistema di governo dell’economia mondiale che penalizza i popoli del sud del mondo e mette a rischio gli interessi delle generazioni future.
Negli ultimi cento anni i consumi energetici mondiali sono aumentati di 50 volte ma con enormi differenze nella loro distribuzione. Attualmente 2,5 miliardi di persone, vale a dire un terzo della popolazione mondiale complessiva, non dispongono di accessi moderni ai servizi energetici.
Il prezzo allo sviluppo economico e sociale è un alto livello di consumi energetici, destinato ad aumentare in futuro se si considera l’ulteriore sviluppo dei paesi industrializzati, l’incremento demografico e, soprattutto, l’auspicabile miglioramento delle condizioni di vita di gran parte della popolazione mondiale.
La domanda mondiale di energia continua ad aumentare proprio mentre cresce la consapevolezza che l’uso delle attuali fonti energetiche, basato prevalentemente sui combustibili fossili, minaccia l’ambiente nel suo insieme. Infatti è ormai certo che alcuni dei più gravi problemi del nostro pianeta sono provocati dall’accumulo dei gas serra prodotti dalla combustione del petrolio, del carbone e, in misura minore ma non esente, del metano. A causa dei gas serra o climalteranti, negli ultimi 130 anni, la temperatura media del pianeta si stima sia aumentata di 0,6°C (da 15° a 15,6°C); i ghiacciai si stanno assottigliando, il livello dei mari nell’ultimo secolo è cresciuto tra i 10 e i 25 cm, alcuni eventi meteorologici estremi come cicloni, uragani, alluvioni e siccità sono aumentati.
Il protocollo di Kyoto, che prevede la riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2012 del 5,6% rispetto ai livelli del 1990, sarebbe la risposta concreta dei governi ai problemi enunciati, sempre che ci sia la volontà politica per dargli attuazione.
Per realizzare questi obiettivi occorre che nei paesi industrializzati si realizzi una svolta energetica basata sulle fonti rinnovabili e sull’uso razionale e intelligente dell’energia.
Solo una riduzione drastica della dipendenza dal petrolio da parte dei paesi ricchi può avviare il mondo verso un futuro di pace, dialogo, collaborazione, solidarietà, rispetto dell’ambiente. L’economia del petrolio deve essere abbandonata per motivi etici ancor prima che economici. E’ grave alimentare l’illusione che vi siano soluzioni per mantenere questi consumi energetici e questo modello economico. La soluzione non è certo il nucleare che al più potrebbe procrastinare il “collasso energetico” portando con sé altri ben più gravi problemi e rischi.
I temi dell’energia, dell’effetto serra e dei cambiamenti climatici sono inevitabilmente connessi a quelli della spoliazione delle risorse dei paesi più poveri, in un intreccio complesso di responsabilità collettive e individuali. Perché ognuno di noi può, con il proprio comportamento, contribuire ogni giorno alla salvaguardia dell’ambiente, in una stretta interdipendenza locale/globale.
3.2. La proposta di un percorso didattico
BOX Un pretesto per iniziare: una lettera d’invito a lavorare insieme
Gentili ragazzi, gentili insegnanti,
COBAT e Legambiente, allo scopo di sensibilizzare i consumatori ed i cittadini ad una responsabile gestione delle batterie esauste, vi chiedono di promuovere indagini sul vostro territorio, campagne di comunicazione e azioni concrete su questa specifica tematica e su quella energetica più in generale, che racconterete sulle pagine di NewsPaperGame.
Fiduciosi di avervi nostri alleati in questo obiettivo per uno sviluppo sostenibile, vi auguriamo un buon lavoro.
Giancarlo Moranti Roberto Della Seta
Presidente COBAT Presidente Legambiente
3.2.1. Da dove partire per stimolare i ragazzi al problema
L’origine di un progetto didattico può variare a seconda dei contesti: una particolare motivazione professionale del docente, sensibilità emergenti tra i ragazzi, particolari realtà ed eventi nel territorio di appartenenza, stimoli e richieste provenienti dall’extrascuola… ma, qualunque sia la “causa contingente” occorre creare le motivazioni, evitare che l’argomento proposto diventi un normale “argomento scolastico”, imposto dal docente e subito dagli alunni. L’alunno deve sentirsi partecipe nella scelta dell’argomento, che deve avere motivazione “in sé”, che metta in moto l’interesse all’apprendimento. Occorre che l’allievo capisca perché agisce e a cosa serve lo sforzo, la fatica dell’apprendere. L’apprendimento quindi diventa formativo perché acquista valenza d’uso, diventa spendibile nella scuola o fuori, diventa un “prodotto” reale e visibile nella scuola, nel territorio, nella comunità.
Una volta individuato il problema, oppure per arrivare alla sua individuazione, è bene dedicare un primo momento del percorso didattico al censimento, alla definizione e alla discussione delle rappresentazioni mentali e delle preconoscenze degli studenti a proposito del tema-problema prescelto. Questa attività consentirà al docente di “calibrare” il suo programma di lavoro e ipotizzare percorsi e interventi didattici il più possibile “vicini” alla sensibilità e al vissuto dei propri alunni. Si può partire con una ricognizione generale sulle idee spontanee che i ragazzi collegano alla parola batteria o più in generale al concetto di energia, oppure avvicinarsi già al problema concreto.
È molto importante all’inizio di un’attività didattica che gli allievi si accorgano dell’importanza del lavoro che stanno iniziando e ne comprendano il significato. Le prime attività quindi portano a rilevare l’immaginario e il senso comune degli studenti intorno all’universo energia, come passaggio indispensabile per arrivare a capire come, quando e perché si consuma energia e dove nella nostra quotidianità ci “procuriamo” energia.
ATTIVITA’
ENERGIA DI TUTTI I GIORNI
Per introdurre un ragionamento sull’energia occorre sicuramente ancorarlo alla vita quotidiana. Il questionario che segue è uno strumento utile per il rilevamento delle proprie abitudini. Una volta che i ragazzi lo hanno compilato, è importante organizzare una raccolta delle risposte date, evidenziando soprattutto le aggettivazioni trovaste nei confronti dell’energia. Si potrà così costruire una mappa concettuale della parola energia, eventualmente con un brain storming sulla parola. Inoltre, analizzando le diverse azioni, l’insegnante può iniziare ad introdurre il concetto di accumulatore di energia, stimolando i ragazzi ad individuare in quale delle “energie” da loro utilizzate sono prodotte attraverso batterie.
QUESTIONARIO
1. Scrivi almeno 5 azioni della tua giornata alle quali assoceresti la parola energia
1………………………………………………………………………..
2……………………………………………………………………….
3. ………………………………………………………………………
4. ……………………………………………………………………..
5. ……………………………………………………………………….
Spiega il perché: ………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………………………
2. Indica se usi l’energia nelle seguenti situazioni:
Situazione Sì No
1. Vado in bicicletta
2. Faccio del pane tostato
3. Faccio ginnastica
4. Accendo le luci
5. Faccio una doccia
6. Uso la lavatrice
7. Cucino un pasto
8. Mangio un pasto
9. Mi asciugo i capelli
10. Faccio un foro con il trapano
11. Lavo i piatti manualmente
12. Vado in automobile
13. Ascolto la radio
ENERGICAMENTE
Per evidenziare invece gli aspetti cognitivi, le preconoscenze degli allievi, si può utilizzare il seguente questionario, dal quale avviare l’analisi e la discussione sulle risposte date.
1. Quante sono le “forme” di energia che conosci? Elencane almeno tre
1. …………………………………………
2. …………………………………………… 3. ……………………………………
4. ………………………………………
2. Quante sono le “fonti” di energia che conosci? Elencane almeno tre
1.………………………………………………..
2.………………………………………………. 3.……………………………………………
4.……………………………………………
3. Per quali scopi usi l’energia? Scrivi cinque esempi
1.………………………………………………..
2………………………………………………..
3……………………………………………….. 4……………………………………………….
5………………………………………………
6……………………………………………….
4. A casa usi l’elettricità.
a) Da dove viene l’elettricità?
………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
b) Come è prodotta l’energia elettrica?
………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
Le discussioni in classe che seguono alla compilazione individuale dei questionari dovrebbero produrre una mappa concettuale condivisa di ciò che gli alunni già conoscono, da tradurre in cartellone da appendere in classe.
A questo punto il problema ha avuto un suo approccio globale. Si tratta ora di affrontare l’aspetto cognitivo della tematica e, attraverso un lavoro sul campo (analisi energetica della vita di tutti i giorni) costruire nuove conoscenze con l’obiettivo di riconoscere i problemi ambientali legati all’energia, al suo uso, al suo consumo al fine di proporre soluzioni e nuovi comportamenti.
LA BATTERIA DEL MONDO
Ha fatto partire l’auto migliaia di volte, ha fatto luce per tante notti, ha spazzato via miliardi di gocce di pioggia dai vetri, ma arriva un momento in cui non si ricarica più.. A questo punto si dice che la batteria è esausta, ma non ha esaurito la sua ricchezza che si può trasformare in nuove risorse ed energia. Basta non abbandonarla per strada o nei prati e affidarla a chi ne avrà cura.
Analogamente all’attività svolta per il concetto di energia, è possibile riflettere sull’estrema diffusione di pile e batterie nella vita moderna.
Pila o batteria?
Il questionario che segue è uno strumento utile per far comprendere il differente utilizzo di pile e batterie e consente un’analisi da parte dei ragazzi sull’energia che alimenta i più svariati strumenti utilizzati nella vita quotidiana. Una volta che i ragazzi lo hanno compilato, sarà utile organizzare una raccolta delle risposte date, evidenziando soprattutto i casi in cui l’energia “portatile” non può essere sostituita dall’energia “con il filo”.
QUESTIONARIO
1. Scrivi tutti gli oggetti che ti vengono in mente che funzionano a pila: 1………………………………………………………………………..
2……………………………………………………………………….
3. ………………………………………………………………………
4. ……………………………………………………………………..
5. ……………………………………………………………………..
n. ……………………………………………………………………..
2. Scrivi tutti gli oggetti che ti vengono in mente che funzionano a batteria: 1………………………………………………………………………..
2……………………………………………………………………….
3. ………………………………………………………………………
4. ……………………………………………………………………..
5. ……………………………………………………………………….
n. ……………………………………………………………………..
3. Ora indica tutti gli strumenti che funzionano solo a pila e batteria (ossia non è possibile alimentarli con un filo elettrico)
1………………………………………………………………………..
2……………………………………………………………………….
3. ………………………………………………………………………
4. ……………………………………………………………………..
5. ……………………………………………………………………….
n. ……………………………………………………………………..
LABORATORIO DI SCIENZE:
LA PILA AL LIMONE
Costruire una rudimentale pila è un’esperienza molto semplice ma di sicuro effetto per i ragazzi. La più semplice realizzabile è la “pila al limone”: Per farla questi sono i materiali necessari:
- un limone
- una lamina di rame
- una lamina di zinco
- un tester
- due cavi con morsetti a coccodrillo
- un termometro o un orologio a cristalli liquidi
(inserire figura)
Rotolate il limone schiacciandolo un po’, in modo da rompere una parte dei sacchetti di acido. Piantate le due lamine metalliche dentro al limone, evitando che si tocchino fra loro. Con il tester, misurate la tensione che si produce fra le lamine (vedere figura). Il valore di questa tensione sarà di circa 1 volt.
A questo punto, sarebbe bello accendere una lampadina per mezzo della pila che avete appena costruito. Purtroppo, la potenza prodotta è troppo bassa. Se provaste a collegare una lampadina, la tensione della pila al limone cadrebbe immediatamente a zero. Tuttavia, se volete dimostrare che la corrente elettrica prodotta dalle pile può effettivamente far funzionare qualcosa, prendete un piccolo strumento che abbia un display a cristalli liquidi. Un orologio o un termometro vanno bene. Infatti, un display a cristalli liquidi ha un assorbimento di corrente estremamente ridotto e la vostra pila sarà in grado di farlo funzionare. Togliete dunque la pila dell’orologio o del termometro e alimentateli con la pila al limone. Vedrete tornare le cifre sul display. Questo sistema vi permette di dimostrare la produzione di energia elettrica da parte della pila, anche se non possedete un tester.
Come funziona questa pila? Gli atomi di rame (Cu) attirano gli elettroni verso di sè con una forza maggiore di quanto non facciano gli atomi di zinco (Zn). Se mettete a contatto un pezzo di rame con un pezzo di zinco, molti elettroni passeranno dallo zinco al rame. Concentrandosi sul rame, questi elettroni tendono però a respingersi. Quando il potenziale di repulsione diventa pari a quello con il quale il rame richiama gli elettroni dallo zinco, questo trasferimento si arresta. Purtroppo non è possibile sfruttare il contatto di queste due lamine per produrre energia elettrica perché il trasferimento di cariche si arresta immediatamente. Invece, se inserite queste due lamine in una soluzione conduttrice e le collegate esternamente con un filo metallico, le reazioni che avvengono agli elettrodi riforniscono il circuito di cariche. In questo modo, il processo di produzione di energia elettrica continua e diventa utilizzabile.
Come soluzione conduttrice, potete prendere qualsiasi elettrolita, quindi una soluzione acquosa di un acido o di una base o di un sale. La pila al limone funziona proprio perchè il succo di limone è acido. Fate prove anche con altre soluzioni conduttrici. Come sapete, anche altri frutti e ortaggi possiedono al proprio interno succhi ricchi di ioni e che sono quindi dei conduttori elettrici. Non siete quindi obbligati a utilizzare limoni per fare questo tipo di pila, ma potete fare pile con ogni frutto od ortaggio che volete.
Come ogni batteria, anche questa ha una durata limitata. Infatti, dopo poco tempo, sugli elettrodi di questa pila avvengono delle reazioni chimiche di un altro tipo che li polarizzano ed impediscono alla reazione di proseguire. La forza elettro-motrice (fem) cala e la pila non funziona più. Normalmente, quello che avviene è una produzione di idrogeno sull’elettrodo di rame e sull’elettrodo di zinco si formano dei composti di ossidazione che ostacolano il contatto tra il metallo e l’elettrolita. A questo punto, si dice che gli elettrodi sono polarizzati. Per ottenere una maggiore durata della pila e una maggiore erogazione di energia elettrica, occorre utilizzare un elettrolita più adatto. Nelle pile che si trovano in commercio, oltre agli elettroliti, vengono usate delle sostanze chimicamente affini all’idrogeno le quali, combinandosi con questo elemento, agiscono da depolarizzanti.
LA PILA DI VOLTA
La pila di Volta, costituisce il primo apparato elettromotore ” perpetuo “, in grado cioè, di fornire corrente continua se inserito in un circuito chiuso. Con la sua invenzione, Alessandro Volta dette un forte impulso alle ricerche nel campo dell’elettricità. Circa un secolo dopo, queste scoperte portarono la luce elettrica, il telefono, la radio in milioni di case. Oggi, possiamo constatare l’importanza dell’energia elettrica in ogni momento della nostra vita. Come Volta stesso la descrive nella lettera in cui ne dà l’annuncio, essa è costituita da una serie di dischi di rame o meglio di argento, sovrapposti uno a uno ad altrettanti dischi di stagno o meglio di zinco. Fra ogni coppia di dischi metallici e la successiva è interposto un disco di cartone, o di altro materiale, imbevuto di acqua salata o acidulata. Nel suo primo esemplare Volta aggiunge a una estremità un recipiente contenente sempre acqua salata o acidulata, che permette l’immersione di una mano facilitando lo svolgersi di esperimenti, a volte anche curiosi.
L’interpretazione del funzionamento della pila è piuttosto complessa, coinvolgendo fenomeni elettrici e chimici. Ma la sua costruzione è estremamente facila da realizzare anche in classe. Ecco come fare:
Materiali:
- 6 lamine o dischi di rame
- 6 lamine o dischi di zinco
- carta da filtri
- un elettrolita scelto fra:
- succo di limone;
- aceto;
- acqua salata o più scientificamente: soluzione di cloruro di sodio (NaCl)
- soluzione di solfato di rame.
- un tester
- un termometro o un orologio a cristalli liquidi
- due cavi con morsetti a coccodrillo
(inserire figura)
Nel suo famoso esperimento del 1800, Volta utilizzò una soluzione di acido solforico come elettrolita. Quando è concentrato, questo acido è pericoloso. Se arriva sulla pelle o sugli occhi, provoca gravi ustioni e può accecare. Dal momento che la pila funziona ugualmente anche con un elettrolita differente, è senz’altro più sicuro far adoperare ai ragazzi un elettrolita meno pericoloso, come quelli indicati sopra. Nonostante questa piccola modifica alla pila di Volta, il principio della produzione di energia elettrica per via chimica verrà ugualmente dimostrato. Se vorrete ugualmente utilizzare l’acido solforico, non prendetelo concentrato, ma già in soluzione 0,1 normale o anche meno concentrato. Mettetevi degli occhiali protettivi e tenete vicino a voi una soluzione satura di bicarbonato di sodio che potrete utilizzare per neutralizzare eventuali schizzi che vi giungano sulla pelle o sui vestiti. In questo caso, i ragazzi devono farsi assistere da un adulto.
Montate ciascun dischetto di zinco sopra uno di rame in modo da avere sei coppie Cu-Zn. Ora, come mostrato in figura 11, mettete una coppia sopra l’altra, interponendo fra ciascuna coppia un dischetto di carta da filtri imbevuta della soluzione conduttrice. Fate attenzione a non fare gocciolare lateralmente la soluzione perché essa metterebbe in cortocircuito gli elementi della pila. Notate che la sequenza dei materiali è questa: Cu, Zn, elettrolita, Cu, Zn, elettrolita, etc. Quando avrete finito di montare la pila di elementi, misurate la tensione fra la lamina di base (Cu) e quella di testa (Zn). Dovreste leggere 6,6 V, cioè 1,1 V per ciascuna coppia di elementi. La tensione prodotta varia anche in base all’elettrolita che userete e alla sua concentrazione. Come avete fatto con la pila al limone, alimentate un piccolo
apparecchio a cristalli liquidi come un orologio o un termometro o anche una calcolatrice.
BOX
IL TOUR VIRTUALE: DALL’IMPIANTO DI RICICLO DELLE BATTERIE AL LORO RECUPERO SUL TETTO DEL MONDO
Il COBAT oltre ad avere il dovere di assicurare il corretto recupero delle batterie al piombo esauste ha tra i suoi fini istituzionali anche compito di promuovere iniziative di sensibilizzazione ed educazione ambientale. Per far “toccare con mano” ai ragazzi un impianto industriale di riciclo delle batterie esauste, in tutta sicurezza, il Consorzio ha realizzato negli anni una serie di filmati molto interessanti: i ragazzi vedranno le gru affondare le loro braccia nella massa di batterie, sollevarle e depositarle nella gran macchina trituratrice; vedranno la separazione delle particelle leggere di plastica da quelle più pesanti di piombo, mentre l’acido solforico è avviato alla neutralizzazione; infine il piombo fuso e poi ri-colato negli stampi per farne nuovi lingotti: Ancora: la vita della batteria da quando viene istallata nella macchina a quando viene sostituita. Le operazioni di recupero delle batterie disperse nell’ambiente: dai nostri fondali marini sino alla vette dell’Hymalaya dove nel 2002 – Anno internazionale delle Montagne - su richiesta dell’apposito comitato dell’ONU il COBAT ha svolto un’importante missione di recupero delle batterie esauste dal laboratorio scientifico più alto del mondo: la Piramide del CNR. Gli insegnanti interessati possono richiedere gratuitamente i video inviando un fax su carta intestata alla segreteria organizzativa di “Compatibilmente”: H&K Gaia, tel. 06.4416401 fax 06.4404604.
3.2.2. Conoscere il problema direttamente sul campo per trovare soluzioni
Lavorare attorno ad un problema vero, costringe alla concretezza tenendo costantemente collegate la teoria e la pratica. Il lavoro sul campo significa rilevamenti, campionature e dati, raccolti anche con l’aiuto di esperti. La conoscenza di un luogo o di un fatto può costruirsi pezzo per pezzo come un coinvolgente, interessante puzzle le cui tessere sono costituite da interviste, inchieste tra i genitori e i ragazzi, ricerche in biblioteca, casi fortuiti e lezioni di esperti. Significa anche mostrare all’esterno quello che la scuola sa fare: porsi problemi, attivare competenze, organizzare informazioni.
Con le attività precedenti, ci siamo accorti che non è possibile il lavoro dentro l’aula. L’energia è… ovunque, la utilizziamo a casa, per strada, a scuola.
Le attività che qui si propongono, di indagine sulla qualità e quantità dell’energia consumata, hanno lo scopo di fotografare l’esistente per cominciare a mettere a fuoco problemi e possibili soluzioni con l’obiettivo finale di contribuire a ridurre i consumi, a inquinare meno, a risparmiare risorse contribuendo a salvaguardare l’ambiente vicino e… lontano.
ATTIVITA’
QUALE ENERGIA
Questo è un percorso principalmente conoscitivo ma che mette in evidenza le relazioni fra le varie fonti di energia esistenti e le tecnologie più usate nelle diverse situazioni. In relazione al livello della classe e al tempo a disposizione, per una più completa comprensione si suggerisce agli insegnanti che affrontano questo percorso, di introdurre in classe i seguenti argomenti attraverso discussioni e/o ricerche:
• che cosa è l’energia
• le fonti energetiche più importanti
• tecnologie relative all’estrazione dell’energia
• rapporto tra energia e sviluppo tecnologico
Per avviare poi la discussione sulle fonti energetiche utilizzate intorno a noi si può far compilare la seguente scheda.
In questo ambito saranno opportuni approfondimenti mediante libri di testo e ricerche sull’utilizzo delle fonti energetiche in passato.
Fonte energetica Nella casa Nella scuola Nella città
Petrolio
Metano
Solare
Eolica
Geotermica
Biogas
DA DOVE VIENE L’ENERGIA
In questa fase di lavoro vogliamo ricostruire il cammino dell’energia che arriva nella nostra casa, nella scuola o nella città, per far conoscere agli allievi la rete invisibile dell’energia.
Come prima attività si può fare evidenziare nella piantina della propria casa dove arriva l’energia e far ricercare i segnali che indicano i percorsi dell’energia in casa (interruttori, luci, tubatura del gas…).
Si può quindi passare al quartiere in modo analogo, facendo evidenziare su una cartina la centralina elettrica e il condotto principale del gas più vicini che lo alimentano e facendo ricercare nelle diverse vie del quartiere i segni del passaggio dell’energia.
E’ importante in questo percorso cercare l’aiuto delle aziende erogatrici di energia elettrica e del gas della propria città: i tecnici possono infatti aiutare i ragazzi a ricercare le centraline e soprattutto a riconoscerle.
Sarà ora possibile tradurre i risultati della ricerca in simboli e riportarli sulla pianta della propria città. Dalla discussione in classe su quanto trovato potranno emergere i diversi problemi sia di sicurezza che di efficienza nella rete energetica cittadina.
Per completare la raccolta della “rete”, si può introdurre un questionario preparato dagli allievi per i tecnici delle aziende distributrici dell’energia elettrica e gas per un approfondimento sulle tecnologie relative alla distribuzione dell’energia. La gestione del questionario insieme alla sua elaborazione e alla sua lettura diventa un momento importante di discussione complessiva.
LA LUNGA STRADA DELLE AUTOMOBILI
Le problematiche legate alla viabilità e trasporti sono tra le più tangibili e legate all’esperienza dei ragazzi che ci possono far ragionare sia sull’energia, inquinamento e comportamenti, ma anche sul ciclo di vita dei materiali, come appunto l’automobile ed i suoi componenti. Le attività che seguono sono finalizzate proprio a seguire il lungo percorso che fa l’oggetto automobile, dall’utilizzo alla “dismissione”.
L’USO DELL’AUTOMOBILE
Anche per andare a scuola ormai, è sempre più alto il numero di coloro che utilizzano mezzi privati anziché pubblici: perché quindi non provare a valutare l’impatto che il traffico ha nell’area circostante la scuola?
Dopo aver individuato i confini e i limiti dell’area da esaminare si potranno stabilire due o più punti ove i ragazzi a turno, censiranno le automobili in entrata ed uscita, e per ogni intervallo di tempo, es. 1 ora, si potrà quindi stimare il numero delle auto in sosta presenti nell’area.
Ci sono dunque problemi di traffico? Problemi di parcheggio?
Se sì, quanti tra gli studenti, gli insegnanti, e gli altri lavoratori con il sito lavorativo nell’area di interesse utilizzano mezzi privati? e quanta energia si consuma giornalmente per arrivare in quel luogo osservato?
I ragazzi potranno quindi censire a tappeto uffici e locali di pubblico utilizzo presenti nell’area di interesse, e compilare per ciascun intervistato una scheda ove riportare la provenienza, i Km di distanza e il tempo impiegato per arrivare nella zona.
Si potrà fare una stima del consumo energetico derivante dall’uso di un mezzo privato e dall’uso da parte di un uguale numero di unità di un mezzo pubblico.
Ed infine, cosa cambierebbe nei dintorni della scuola se tutti gli studenti e gli insegnanti utilizzassero la bicicletta, oppure se si attivasse un’organizzazione più sostenibile del trasporto privato come il car pooling o il car sharing?
IL CIMITERO DELLE AUTOMOBILI
A volte capita di trovarsi in aree così piene di automobili che si incomincia ad avere la sensazione di essere addirittura in competizione con esse, quasi fossero individui appartenenti ad un’altra specie di viventi.
Ma le auto (e così tutti gli innumerevoli altri veicoli circolanti sul nostro pianeta), a differenza dei viventi, non si decompongono naturalmente e non rientrano quindi con la loro morte in quel ciclo che caratterizza la materia vivente. Naturale, oltre che doveroso, porsi la domanda: “Dove finiscono le mille automobili che ogni giorno decidono di non andar più per strada?”.
Per rispondere a questa domanda, potremo recarci presso un rottamaio di automobili con il quale si è concordato preventivamente il giorno di “sventramento” di un’automobile in modo da analizzarne tutti i suoi pezzi e catalogarne i materiali utilizzati; si potrà quindi compilare per ciascun pezzo la scheda che segue, per ricostruire, così, l’intero processo di fabbricazione dell’auto, nonché i flussi di energia che accompagnano le sue diverse fasi.
Tutta l’energia che con la costruzione si è andata accumulando nell’auto, nei suoi pezzi costituendi, dove finisce una volta che l’auto non è più in grado di funzionare?
Si può stimare la quantità di energia e di materiale attualmente giacente, e quindi immobilizzata, nei cimiteri di automobili sparsi per il mondo?
Voler dare una risposta ad una tale domanda potrà sicuramente sembrare molto arduo, ma si può tentare di rispondere lo stesso in qualche modo, analizzando ad esempio la situazione dello “sfasciacarrozze” della periferia della nostra città, magari indagando nello specifico il percorso che fanno le batterie al piombo esauste.
SCHEDA n. 1
ANALISI DEL CICLO DI VITA DEI MATERIALI
nome del materiale:
caratteristiche:
estrazione:
fabbricazione:
trasporto:
distribuzione:
uso:
durata dell’uso:
riuso:
alternative con altri materiali per lo stesso uso:
riciclaggio:
smaltimento:
3.2.3. Ora tocca a noi
Dalla consapevolezza, all’analisi del problema, per approdare alla parte più attiva, l’azione concreta, che è quella che contraddistingue una buona educazione ambientale: farsi promotori di una buona pratica cercando alleanze territoriali e costruendo proposte innovative.
Siamo arrivati alla parte conclusiva del percorso, la più visibile (dall’esterno). La scuola si è confrontata con la realtà e i suoi problemi, ha prefigurato possibili alternative e soluzioni. Ora, per cambiare realmente il contesto, ha bisogno di creare il consenso attorno alle sue proposte, deve aprire un dialogo con le istituzioni (se già non lo ha fatto), con i cittadini, deve realizzare il cambiamento.
Che fare? E’ il momento di utilizzare tutte le informazioni raccolte per “pensare in grande”. Proviamo a fare il piano energetico della scuola, lavoriamo sulla sensibilizzazione agli altri cittadini, insomma diamo il nostro contributo a realizzare gli obiettivi della sostenibilità ambientale a cominciare dal protocollo di Kyoto!
ATTIVITA’
TRE IDEE PER ATTIVARCI PER L’AMBIENTE
Nontiscordardimé – Operazione scuole pulite
Cominciamo ad attivarci per l’ambiente a partire dalla nostra scuola: un buon avvio di questa “cura” può essere quello di aderire od organizzare una giornata di volontariato sul modello di Nontiscordardimé – Operazione scuole pulite, che ogni anno (quest’anno sarà il 19 marzo!) Legambiente propone alle scuole italiane per migliorare la sostenibilità ambientale e relazionale degli ambienti scolastici. Quanto consuma la nostra scuola? Ha spazi verdi vivibili? C’è partecipazione nella sua gestione? Da queste domande aprire un’indagine, che potrà essere supportata dal questionario e dal manuale che viene dato alle scuole che aderiscono alla giornata Nontiscordardimé e che avranno modo di proporre a tutta la comunità anche extrascolastica (genitori, abitanti del quartiere, istituzioni,…) delle azioni di miglioramento come ridipingere le pareti, piantare nuovi alberi nel cortile, organizzare la raccolta differenziata, sostituire le lampadine tradizionali con quelle a basso consumo.
Informare per COBAT
Abbiamo visto che COBAT svolge un’attività di recupero rispetto alle batterie al piombo esauste quasi vicina al 100%, circa il 97%, perché c’è una serie di consumatori “fai da te”, che acquista la batteria nuova per sostituirla autonomamente e non sa che allo stesso tempo il rivenditore è obbligato a riprendere quella esausta. Alcuni di questi consumatori la tengono pigramente in garage, altri la abbandonano nell’ambiente o nei cassonetti dei rifiuti urbani, causando quella serie di gravi problemi d’inquinamento e di spreco di energia e materie prime di cui abbiamo parlato sopra. Molto spesso, ciò accade perché non si è a conoscenza delle possibilità di smaltire le batterie al piombo esauste con estrema facilità e sicurezza. Perché la scuola non potrebbe farsi promotrice, alla fine di un percorso educativo e di indagine su questo tema, di accordarsi con un supermercato o altro soggetto della grande distribuzione, per esporre cartelli informativi sul corretto smaltimento della batteria esausta? Oltre ad essere una grande operazione di prevenzione rispetto alla tutela del territorio, è anche un’occasione per entrare in contatto con tanti soggetti esterni alla scuola e stimolare la creatività dei ragazzi su qualcosa di concreto.
Le giornate dell’energia
Perché non dedicare una giornata al mese al risparmio energetico? Avremo così la possibilità di coinvolgere tutti gli studenti della scuola, insegnati, personale ATA, genitori… Possiamo dedicare una giornata ai trasporti (andare a scuola a piedi, in bicicletta o utilizzando i mezzi pubblici). Una giornata può essere dedicata al riciclaggio, un’altra al risparmio di acqua, all’uso intelligente dell’energia elettrica: spegnere le macchine in stand by, le luci non strettamente necessarie…
Può essere l’occasione per una giornata alternativa! Si può realizzare una mostra sulle energie alternative, costruendo modelli che aiutino a capire come funziona una centrale eolica, una turbina idraulica, un forno solare (sul sito www.baciatidalsole.legambiente.org potete trovare le indicazioni per costruire i modellini).
Ma dedicato a tutto questo, ci può essere anche un’intera settimana, come quella che organizza quest’anno Legambiente con la campagna CAMBIO DI CLIMA, promossa per l’entrata in vigore del protocollo di Kyoto: dibattiti, mostre, dimostrazioni pubbliche sul risparmio energetico per stimolare la riduzione dei gas serra già dalle azioni quotidiane che compie ogni cittadino.
BOX CHE COSA E’ IL PROTOCOLLO DI KYOTO?
Il protocollo di Kyoto è stato firmato il 10 dicembre del 1997 da 84 paesi a cui se ne sono aggiunti nel tempo molti altri. Tra i soggetti firmatari ci sono quelli a “vincolo di emissione” che sono 39 e includono i paesi europei (anche quelli dell’Est), il Giappone, la Russia, gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia e la Nuova Zelanda.
Il protocollo è uno dei più importanti documenti politici che siano stati sottoscritti a livello internazionale negli ultimi anni. Rappresenta sia un punto di arrivo che di partenza nelle politiche mondiali dell’ambiente. E’ un passo avanti importante nella lotta contro il riscaldamento planetario poiché contiene obiettivi vincolanti e quantificati di limitazione e riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra.
Sei i gas presi in considerazione: anidride carbonica, metano, protossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi, esafluoro di zolfo. I clorofluorocarburi (CFC) non sono menzionati perché la loro limitazione è già prevista nel protocollo di Montreal (1987), approvato per vietare la produzione dei gas killer dell’ozono.
Il protocollo di Kyoto è fondato sul principio di “comuni, ma differenziate responsabilità”, e impegna i paesi industrializzati e quelli ad economia in transizione a una riduzione delle emissioni dei principali gas ad effetto serra entro il 2008-2012 nella misura del 5,2% rispetto ai valori del 1990. In particolare, l’Unione Europea ha un obiettivo di riduzione del 8%, l’Italia del 6,5%. Per la Federazione Russa, la Nuova Zelanda e l’Ucraina non è prevista alcuna riduzione delle emissioni, ma solo una stabilizzazione. Possono invece aumentare le proprie emissioni fino all’1% la Norvegia, fino all’8% l’Australia e fino al 10% l’Islanda. Nessun tipo di limitazione alle emissioni è previsto per i paesi in via di sviluppo.
Il Protocollo di Kyoto diventerà vincolante quando sarà ratificato da un numero di paesi le cui emissioni totali, al 1990, rappresentino almeno il 55% delle emissioni di gas serra di tutti i paesi con vincolo. Ad oggi i firmatari sono 117, responsabili del 44,2% delle emissioni mondiali.
Gli Stati Uniti, il principale produttore di gas serra con una quota del 36,1% sul totale, non hanno ancora ratificato l’accordo, minando fortemente la credibilità e l’efficacia di tale meccanismo.
3.2.4 Quando le buone pratiche fanno notizia: l’opportunità di NewsPaperGame
Una scuola costruita secondo i criteri della bioedilizia, la certificazione ambientale di un intero comune, un progetto di cooperazione internazionale che riattiva l’economia locale, un’alta percentuale di raccolta differenziata, la progettazione partecipata di un piano regolatore comunale, un’organizzazione alternativa e leggera della viabilità urbana, il reinserimento di una specie in via di estinzione, sono tutte buone pratiche ambientali che fanno notizia.
Perché? Perché questi esempi concreti, hanno avviato una sperimentazione innovativa, sono andati oltre quella che è una prassi consueta e codificata. Il forte valore di comunicarli sta nel raccontare come un’esperienza pilota abbia funzionato ed abbia innescato un meccanismo virtuoso che unisce economia ed ambiente, occupazione e diritti sociali, ricchezza e valorizzazione. Queste buone pratiche, più che le parole, servono a far crescere la consapevolezza culturale che sviluppo ed ambiente sono un binomio oltre che possibile, utile a migliorare la vita di tutti noi e portatore di valori che nella crescita economica tradizionale venivano del tutto trascurati. Anche la scuola che lavora su un progetto di educazione allo sviluppo sostenibile, che prevede un’azione finale concreta, deve dare un valore centrale alla comunicazione esterna.
Di solito in questo tipo di comunicazione giornalistica viene dato grande rilievo oltre che ai progetti attuati, ai loro contenuti e alla metodologia seguita, anche ai protagonisti che li hanno resi possibili.
Quindi, l’opportunità che viene offerta dalle pagine di NewsPaperGame è un ottimo veicolo, per sensibilizzare gli altri attraverso la nostra esperienza e parlare del metodo di lavoro che ci siamo dati per realizzarla: anche la nostra classe così potrà essere protagonista e propositiva di buone pratiche ambientali!
Parte IV: STRUMENTI
4.1. PAROLE “ELETTRICHE “ E GLOSSARIO DELL’AMBIENTE
Acido solforico: composto fortemente corrosivo in grado di danneggiare qualsiasi materiale con il quale entra in contatto. Provoca ustioni anche gravi al contatto con la pelle, è pericoloso per ingestione e per inalazione, corrode i tessuti ed altri materiali di abbigliamento e protezione ed è in grado di acidificare grandi bacini o fonti idriche sotterranee o superficiali, danneggiando irreparabilmente flora e fauna e nuocendo alle risorse di acqua potabile o irrigua intaccando le loro caratteristiche di neutralità chimica e di purezza biologica.
Accumulatore: apparecchio costituito da più elementi, capace di trasformare direttamente energia chimica in energia elettrica.
Agenda 21: è parte degli impegni sottoscritti da 178 Paesi nel quadro della Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo sviluppo svoltasi a Rio de Janeiro nel 1992. Rappresenta un piano d’azione da adottare a partire dagli anni ‘90 durante il XXI secolo. Contiene strategie e misure atte a fermare e cambiare l’attuale trand di degrado ambientale e a promuovere uno sviluppo sostenibile per tutti gli stati. Agenda 21 locale è il piano d’azione elaborato a livello comunale, provinciale, regionale.
Auto elettrica: automobile con motore elettrico alimentato da un sistema di accumulatori (batterie) ricaricabili.
Batteria d’avviamento: accumulatore normalmente utilizzato per i servizi combinati di avviamento ed illuminazione di veicoli con motore a scoppio.
Batteria industriale: tipologia di batterie utilizzate per esigenze industriali e commerciali. Si dividono in batterie per trazione e batterie stazionarie.
Batteria per trazione: batteria impiegata per l’utilizzo in veicoli elettrici, carrelli elevatori, trans-pallets.
Batteria stazionaria: accumulatore utilizzato per assicurare l’alimentazione dei circuiti in condizioni di emergenza. E’ presente nei gruppi di continuità dei grandi centri di calcolo, ospedali, centrali telefoniche.
Bi-fuel: sistema di alimentazione per autoveicoli che consente, a scelta del conducente, di impiegare GPL o metano invece della benzina.
Biocombustibili: carburanti prodotti dalla trasformazione di oli vegetali.
Bioedilizia: strategia costruttiva orientata a promuovere la qualità della vita, preservandola da tutte le forme di inquinamento (acustico, elettrico, magnetico, aerobico)
Biogas: gas derivanti da processi di decomposizione di materiale organico che, se opportunamente trattati, possono essere impiegati come combustibile per impianti di generazione termica di energia elettrica.
Biomassa: materiale organico prodotto per fotosintesi e utilizzato per produrre energia elettrica o termica
Caloria (Cal): unità di misura del calore. Si definisce come la quantità di calore necessario per aumentare la temperatura di 1 grammo d’acqua distillata da 14,5°C a 15,5°C, a pressione atmosferica normale.
Car pooling: è la condivisione di un mezzo di trasporto privato da parte di più persone che percorrono lo stesso tragitto. Permette, per esempio, a lavoratori di aziende situate nella medesima zona, che compiono quotidianamente lo stesso itinerario, di utilizzare una sola autovettura con più persone a bordo.
Car sharing: è un sistema di autonoleggio self service che mette a disposizione alcune auto, in ogni ora del giorno e della notte, ogni volta che se ne ha bisogno. Si possono utilizzare le auto per il tempo che realmente occorre, anche solo per un’ora, pagando per l’uso reale che se ne fa. Quando si decide di usarne una, basta fare una telefonata a un call center operativo 24 ore su 24 e prenotarla per il tempo in cui se ne ha bisogno.
Cella a combustibile: cella elettrochimica che cattura l’energia prodotta da una reazione chimica fra combustibili quale idrogeno liquido e ossigeno liquido e la converte in energia elettrica.
Ciclo combinato: tecnologia per la produzione di energia elettrica da combustibili fossili costituita dall’accoppiamento di una o più turbine a gas con una turbina a vapore.
Cogenerazione: produzione combinata di energia elettrica e calore. Garantisce un significativo risparmio di energia rispetto alle produzioni separate.
Coibentazione: o isolamento termico delle tubature, delle pareti, del tetto degli edifici, diminuisce la dispersione e l’entrata di calore da e verso l’ambiente esterno.
Combustibile: è un materiale che, quando viene bruciato, rilascia l’energia contenuta nei legami tra le sue molecole per compiere un lavoro.
Combustibile fossile: sono formati dalla lentissima decomposizione, in scarsità di aria, di animali e piante vissuti nell’antichità e sprofondati nel sottosuolo.
Direttiva comunitaria (o europea): atto giuridico delle istituzioni comunitarie. Si rivolge agli stati membri, ha efficacia vincolante per quanto attiene al risultato da raggiungere, ma lascia liberi gli stati nella scelta delle forme e dei mezzi atti a conseguirlo.
Efficienza energetica: rapporto tra il servizio energetico effettivamente erogato e l’energia utilizzata per erogare il servizio stesso.
Elettrolita: sostanza dissociabile in ioni quando venga disciolta in acqua o in altri solventi dissocianti.
EMAS: Environmental Management and Audit Scheme, sistema comunitario di ecogestione e audit (Regolamento CE n. 761 del 2001) che si propone l’obiettivo di favorire, su base volontaria, una razionalizzazione delle capacità gestionali dal punto di vista ambientale delle organizzazioni, basata sul miglioramento continuo delle proprie prestazioni ambientali.
Entalpia: quantità di energia che un sistema può scambiare con l’esterno.
Gas naturale (CH4): comunemente chiamato metano, è una miscela di sostanze chimiche dette idrocarburi che di solito si trovano allo stato gassoso. E’ costituito in massima parte da metano e per il resto da piccole quantità di propano, etano, butano, pentano.
Geopolitica: branca della geografia che studia i rapporti tra le istituzioni (a livello nazionale e internazionale) e le conseguenze geografiche che discendono dalle linee politiche messe in atto dagli stati.
GWh (Gigawattora):unità di misura dell’energia impiegata in elettronica (1J = 3,6*1012 GWh).
IEA: International Energy Agency
Impatto ambientale: somma degli effetti che un sistema umano produce in un ambiente di riferimento.
ISO 9000: serie di norme sull’introduzione di un sistema qualità pubblicate dall’International Organisation for Standardization (ISO) nel 1994.
ISO 14001: le norme internazionali ISO 14000 rappresentano uno strumento di adesione volontaria per migliorare la gestione della variabile ambientale all’interno delle organizzazioni. Sono adottate dalla Organizzazione Internazionale per la Standardizzazione (ISO).
Joule (J): unità di misura dell’energia adottata nel Sistema Internazionale
kCal/h (kilocalorie/ora): indica la potenzialità energetica di un impianto termico (1 kCal = 4.187 J).
kWh (chilowattora): unità di misura dell’energia impiegata in elettronica (1J = 3,6*106 kWh).
MARPOL:convenzione internazionale per la prevenzione dell’inquinamento delle navi emessa dall’Organizzazione Marittima Internazionale (OMI) nel 1973
MICA: Ministero dell’Ambiente del Commercio e dell’Artigianato
Mtep: Miliardi di Tonnellate Equivalenti Petrolio (vedi Tep)
MUD: Modello Unico di Dichiarazione. Introdotto dalla legge n.70 del 25 gennaio 1994, il modello, da consegnare alle camere di commercio, industria e artigianato competenti per territorio, serve per soddisfare gli obblighi di dichiarazione, di comunicazione, di denuncia, di notificazione previsti dalle leggi, dai decreti, e dalle relative norme di attuazione in materia ambientale, sanitaria e di sicurezza pubblica sulle quantità e le caratteristiche qualitative dei rifiuti prodotti dai soggetti obbligati alla dichiarazione.
Multinazionale:azienda con casa madre in uno stato e sedi produttrici o commerciali in altre nazioni.
MWh (megawattora):unità di misura dell’energia impiegata in elettronica (1J = 3,6*109 MWh).
NIC:Paesi di Nuova Industrializzazione; vengono così definiti i paesi il cui boom economico è iniziato negli ultimi decenni del XX secolo.
OCSE: l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico nato nel 1960 dall’Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica, è un organismo rappresentativo dei paesi industrializzati.
ONU: Organizzazione delle Nazioni Unite, organismo sovranazionale nato dalla trasformazione dell’alleanza delle Nazioni Unite.
OPEC: Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio nasce nel 1949 e attualmente è composta da undici membri (Algeria, Arabia Saudita, Indonesia, EAU, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar, Venezuela).
Particolato (PM10): miscela di particelle solide e liquide sospese in aria originate principalmente da emissioni da traffico veicolare, utilizzo di combustibili, emissioni industriali.
Pastello: solfato di piombo, originato dalla solfatazione della pasta attiva (ossido di Pb) durante il funzionamento dell’accumulatore.
Pila: generatore di corrente elettrica per trasformazione d’energia chimica in energia elettrica.
PIL:Prodotto Interno Lordo, indicatore statistico della produzione di uno stato (espressa solitamente in $) diviso per il numero di abitanti del paese.
Piombemia (PbB): è l’indicatore della quantità di piombo presente nel sangue.
Piomburia (PbU): è l’indicatore della quantità di piombo presente nelle urine.
Polipropilene: polimero del propilene (vedi), utilizzato per numerose applicazioni industriali sia come plastica sia come fibra.
Politica ambientale: dichiarazione effettuata da un’organizzazione delle sue intenzioni e dei suoi principi in relazione alla sua globale prestazione ambientale, che fornisce uno schema di riferimento per l’attività e per la definizione degli obiettivi e dei traguardi in campo ambientale.
Propilene: alchene gassoso prodotto nel cracking del petrolio, di largo uso per sintesi organiche, per ottenere benzine ad alto numero di ottani e per la produzione di elastomeri.
PVS: Paesi in Via di Sviluppo, classificati tali secondo il tasso di crescita economica e i principali indicatori statistici dello sviluppo.
Raccoglitore incaricato: persona fisica o giuridica in possesso di idonei requisiti tecnici ed autorizzativi e, comunque, in regola con la vigente normativa in materia che, in virtù di un contratto di incarico assegnato in via esclusiva dal COBAT in aree geografiche e/o settori merceologici definiti, si impegna ad effettuare la raccolta, lo stoccaggio ed, eventualmente, il trasporto agli impianti di smaltimento mediante riciclaggio delle batterie esauste prodotte nell’ambito di un’area territoriale delimitata.
Registro di carico e scarico: registro su cui sono annotate le quantità e le tipologie di rifiuti prodotti, ricevuti, trasportati o commercializzati.
Rete di raccolta: complesso degli operatori incaricati dal COBAT, in possesso di idonei requisiti tecnici ed autorizzativi e, comunque, in regola con la vigente normativa in materia, preposti alla raccolta, stoccaggio ed, eventualmente, trasporto agli impianti di smaltimento mediante riciclaggio delle batterie al piombo esauste.
Rifiuto: qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nell’allegato A del decreto legislativo n.22/97 e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi.
Rifiuto pericoloso: è pericoloso qualsiasi rifiuto non domestico di cui all’allegato D del Decreto Legislativo n.22/97 sulla base degli allegati G, H ed I.
Rendimento: il rapporto tra l’energia trasformata per compiere un lavoro e l’energia totale assorbita da un convertitore; questo valore è sempre inferiore a uno.
Resilienza: capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi.
Stoccaggio: accumulazione, in appositi spazi, di rifiuti in attesa di trattamento finale. Ai sensi della normativa vigente (DLgs 22/97), lo stoccaggio prende il nome di “messa in riserva” quando il deposito è preliminare ad un’operazione di recupero e di “deposito preliminare” quando precede un’operazione di smaltimento. E’ invece definito deposito temporaneo quello effettuato dal produttore stesso del rifiuto, nel luogo di produzione, in attesa dell’invio al sistema di trattamento.
Teleriscaldamento: tecnologia che permette di ottenere il calore necessario al riscaldamento di ambienti sfruttando il vapore generato da una centrale che produce energia elettrica.
TEP (o TEC):unità di misura corrispondente all’energia prodotta da 1 t di petrolio (tep = tonnellata equivalente petrolio) oppure da 1 t. di carbone (tec = tonnellata equivalente carbone). 1 tep = 1,5 tec. - 1 tep = 9,5 miliardi di calorie.
TWh (Terawattora): unità di misura dell’energia impiegata in elettronica (1J = 3,6*1015 TWh).
Volt: unità di misura della tensione elettrica.
4.2. BIBLIOGRAFIA
AA.VV., Libro bianco ENEA Per la valorizzazione energetica delle fonti rinnovabili, Ed. ENEA, 1999
AA.VV., Noi per lo sviluppo sostenibile, Ed. ENEA, 2003
AA.VV., Rapporto energia e ambiente, Ed. ENEA, 2004
AA.VV., Risparmio energetico nella casa, Ed. ENEA, 2003
Ambiente Italia, Rapporto annuale di Legambiente, Edizioni Ambiente, Milano, 2004
Conte M., Di Carlo C., Gattucci A., Pede G., Ramazzano M., Valenti G., Valentini M.P., Usi sostenibili dell’energia nei trasporti, Libro Verde - Ed. ENEA, 2000
Coordinamento delle associazioni per la Cop9, Libro bianco per la riduzione dell’effetto serra in Italia, Milano, 2003
D’Ermo V.,Le fonti di energia tra crisi e sviluppo, Editori Riuniti, 1997
Gracceva F., Rapporto sugli scenari energetici e ambientali, 2002
Legambiente, Quale energia. La politica dell’efficienza, Roma, 2003
Legambiente, Quale energia. I profeti del black-out, Roma, 2004
Legambiente, Rapporto sulle energie rinnovabili 2004, Carsa Edizioni, Pescara, 2004
Lucentini M., Scatoloni E., Vivoli F. P., Criteri e norme per una corretta progettazione energetica degli edifici, Ed. ENEA, 1999
Palazzetti M., Pallante M., L’uso razionale dell’energia, Bollati Boringhrei, 1997
Rifkin J., Economia all’idrogeno, Mondadori, 2002
Tosato G., Menna P., Il processo di attuazione del protocollo di Kyoto in Italia. Metodi, scenari e valutazione di politiche e misure, 2000
4.3. SITI WEB
www.COBAT.it
www. legambiente.com
www.newspapergame.it
www.ambientediritto.it: sito di legislazione ambientale
www.baciatidalsole.legambiente.org: Baciati dal sole circolo Legambiente competente sulle tematiche energetiche
www.cop9.it: sito del coordinamento delle associazioni italiane per COP9 ( nona Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici)
www.energetica.it: EnergEtica Centro di Educazione Ambientale di Legambiente specializzato sulle tematiche energetiche www.energie-rinnovabili.net: portale sulle energie rinnovabili
www.feeitalia.org. Sito della Fondazione Internazionale per l’Educazione Ambientale, che assegna la Bandiere Blu
www.fire-italia.it: Federazione italiana per l’uso razionale dell’energia
www.fonti-rinnovabili.it: Legambiente per le energie rinnovabili
www.isesitalia.it: Sezione italiana della Società Internazionale per l’Energia Solare
www.paea.it, Associazione Progetti Alternativi per l’Energia e l’Ambiente
www.unapace.it, Unione Nazionale Aziende Produttrici e Consumatori di Energia
4.4. CREDITI
Testi a cura di
Vanessa Palucchi, Legambiente
Roberto Giuliani e Andrea Pietrarota, Hill & Knowlton Gaia srl
Creatività e impaginazione grafica: Roberto Mattei, Gea srl
———————-
Finito di stampare a marzo 2005
